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Mercoledì in erba! Carciofi e ortica contro l'allergia

fermani chiara 3

* Spinta dalle numerose richieste di questi giorni e dalla primavera che si avvicina, oggi affrontiamo un argomento per così dire “di stagione”, quello delle allergie.

All'avvicinarsi della primavera infatti, milioni di persone vengono colpite da una serie di fenomeni allergici, peraltro in continuo aumento. Ma che cos'è un'allergia? L’allergia può essere definita come una reazione eccessiva del sistema immunitario a una qualche sostanza di origine vegetale, animale o chimica (allergeni), sostanze innocue per la maggior parte della popolazione. Può sembrare poco importante ma nella prevenzione delle allergie un ruolo molto importante lo gioca la depurazione, che permette agli organi emuntori, in particolare il fegato, di eliminare le tossine che favoriscono la predisposizione alle allergie e indeboliscono il sistema immunitario. Via libera dunque a piante attive sugli organi emuntori come: cardo mariano, bardana, ortica, carciofo e curcuma. Sarà importante che la depurazione venga attuata almeno un mese prima dello scatenarsi delle allergie stagionali e in maniera costante. Specie per le allergie alle vie respiratorie, un’azione più mirata si può avere con gli estratti fluidi di due piante: l’Elicriso e il Ribes nigrum.

L’elicriso agisce come antiallergico, antinfiamamtorio, balsamico, detossificante, antieczema e fotoprotettivo. Per uso esterno si usa in caso di psoriasi, eczemi e scottature, mentre in presenza di riniti si consiglia il suo utilizzo per aerosolterapia.

Il macerato glicerico di Ribes Nigrum (estratto dalle gemme) possiede una marcata azione antiallergica ed è indicato per stimolare la corteccia surrenale (azione simile al cortisone). La sua assunzione infatti, aumenta la concentrazione di cortisolo ematico, esercitando una forte azione antinfiammatoria generale. Il ribes nigrum è anche ricco di vitamina C, utile anche per potenziare il sistema immunitario, nelle convalescenze e nella prevenzione di malattie infettive. 

Chiara Fermani, erboristeria Il Filo d'Erba, Via San Filippo 47 - Magliano Di Tenna


Basket, il baby Barbante va in Nazionale

Barbante

Poderosa Basket Montegranaro e Scuola Basket Montegranaro si congratulano con il proprio atletaSimone Barbante per la convocazione, da parte del Settore Squadre Nazionali, in occasione del Raduno della Nazionale Under 18 Maschile.

Sarà un evento molto importante sia a livello tecnico che a livello simbolico quello cui parteciperà il lungo classe 1999 nato e cresciuto a Montegranaro. Il raduno, infatti, vedrà la selezione guidata dal coach, molisano anche lui, Andrea Capobianco battezzare l’apertura del nuovo palasport di San Giuliano di Puglia, riedificato sulla struttura che tredici anni fa (tra il 31 ottobre e il 2 novembre 2002) segnò il drammatico addio ai bimbi morti sotto le macerie dalla loro scuola. Il raduno di tre giorni servirà come test in vista del Torneo Internazionale “Albert Schweitzer” di Mannheim, il “Mondialino” di categoria, e gli Azzurri disputeranno a San Giuliano un test in famiglia, in cui i 16 convocati saranno divisi in due squadre, in campo con la prima e la seconda maglia della Nazionale. L'incontro sarà arbitrato da una terna tutta molisana, composta dai "fischietti" di Serie A Enrico Sabetta e Luca Weidmann e da quello di Serie B Marco Guarino.

Simone Barbante e il pesarese Michele Serpilli sono gli unici due marchigiani convocati. Il pivot della Poderosa, 212 centimetri, è inoltre uno dei soli cinque classe 1999 in un gruppo composto in gran parte di ragazzi di un anno più grandi. Barbante è una delle colonne della squadra Under 18 Eccellenza che sta disputando la fase a gironi interregionali per cercare la qualificazione alle Finali Nazionali di categoria e in prima squadra, domenica scorsa in occasione del derby contro Senigallia, ha realizzato i suoi primi punti mettendone a referto addirittura 4.

Hot dog, fish and chips e alcol: il trash tra cibo e cinema

* Si è vero, tra i tanti film citati fino a ora ci siamo dimenticati di quelli vagamente trash o splatter in versione enogastronomia. Eppure ce ne seno tanti e fanno venire immediatamente in mente, in anticipo le scuse su cotanto snobismo, le affollate multisale di provincia e non, accaldate e con essenza profumata di popcorn appena sfornati, con il rumore di sottofondo della lingua della lattina di Coca-Cola che si apre, il rumore del sacchetto delle caramelle gommose.

L’associazione di idee mi fa venire in mente alcuni film più o meno recenti, compagni (più dei miei amici di banco che miei) della nostra adolescenza e che dopo venti anni almeno restano nella memoria collettiva degli ormai quaranta – cinquantenni. Da premettere che argomento di tale rubrica non si ferma a film trash che hanno fatto storia, ma diventa più un breve elenco di quelle pellicole che straripano nella cucina multietnica.

Partendo dalla cima, è impossibile non inserire in tale rubrica un film come Animal House, film del 1978 del grande regista di genere John Landis (vedi The Blues Brothers) e con John Belushi come protagonista. Chi dei miei coetanei sopracitati non ricorda le mitiche feste delle confraternite nelle quali i protagonisti tentano di intrufolarsi, senza successo ma con un godereccio (per chi ama il genere) strascico di sketch demenziali legati all’alcol e al cibo.

Tenendo per buoni gli intermezzi del sopraccitato film, da ricordare nelle cene tra amici, anche un film come E morì con un felafel in mano (Richard Lowenstein, 2001) perché è una pellicola che invece, attraverso la cucina etnica cerca di mettere in risalto la ricerca di identità dei nuovi trentenni spaesati che sonnecchiano, vanno in giro e frequentano ristoranti alternativi (da qui il piatto di origine araba).

Se ancora di multietnia in cucina si parla, due pellicola sono da ricordare per meriti diversi ma con lo stesso attore protagonista di origine indiana, Om Puri: Amore, cucina e curry di Lasse Hallstrom del 2014, sommesso e delicato confronto tra due cucine diverse ma comunque di alta qualità, ed East is East (Damien O’Donnell, 1999), vero e proprio documento filmico sul melting pot nell’Inghilterra degli anni Settanta: una famiglia mista (madre inglese, padre pakistano e sette figli). Un Fish and Chips da mandare avanti e problemi di integrazione e tradizione.

L’elenco stasera non può non chiudersi con un documentario questa volta, Super Size Me (Michael Moore, 2004) basato su un esperimento durato un mese a scapito di un volontario che ha accettato di mangiare solamente, per tutti i pasti giornalieri presso la catena Mc Donald’s, e registrando i cambiamenti psicologici e fisici avvenuti. Nulla a che fare con l’argomento della rubrica, anche perché il pasto dell’ultimo film menzionato è tutto fuorché multietnico (piuttosto globalizzato), ma avendo iniziato con il termine trash e splatter, tale conclusione è arrivata automatica.

* Petra Feliziani

Film&Food. Gli uomini e la cucina...quella dei vip

 

Dicevamo. Le donne in cucina tagliano, affettano, lavano, mescolano. Gli uomini. Con il cappello da chef, condiscono, saltano, decorano. Ottengono gli onori della cronaca.

Anche nei film, lo chef è sempre in primo piano, che gestisce, controlla, dà l’ultima parola. Vi capita mai di pensare che quando in un film la cucina è dominata da una donna, questo si risolve in drammi familiari, in riconciliazioni, in momenti empatici? Di momenti che sono risolutivi per gli equilibri familiari? E che mentre quando il protagonista in cucina è un uomo, nella maggioranza di questi, la storia del film gira tutta intorno alla carriera di quest’ultimo o all’attività da gestire? Si è vero, questo argomento è condizionato dai programmi televisivi con gare di cucina che vedono la presenza di chef stellati (o che lo diventeranno) come giurati. O dal fatto che il personaggio dello chef è sempre sexy e interpretato da attori affascinanti.

Pensiamo al film Il sapore del successo (John Wells,2015). Che già ne sia protagonista Bradley Cooper è tutto un dire, che uno dei personaggi sia interpretato da Riccardo Scamarcio è la prova schiacciante. E la storia è quella di uno chef stellato che riemerge dall’oblio.

Chef, film francese (Daniel Cohen, 2012), ha Jean Reno come cuoco stellato in crisi di ispirazione. Certo, dopo la commedia francese, Big Night di Stanley Tucci e Scott Campbell (1996) dà, già in largo anticipo sui tempi, una scanzonata visione della cucina e delle tradizioni italiane all’estero, con particolare riguardo, anche se in modo molto leggero, alla importanza del mestiere dello chef.

A conclusione di questo breve elenco cinematografico, che è stato più un semiserio trattato sulla parità di genere, per i più appassionati c’è il meno conosciuto e più datato Qualcuno sta uccidendo i più grandi chef d’Europa (Ted Kotcheff, 1978); qui non si fa distinzione di sesso, e i grandi chef fanno tutti una brutta fine.

Marcozzi: "La Regione investa nelle fiere e aiuti le aziende"

 

Si investa, a partire dai prossimi bandi, nelle fiere internazionali e si assumano tutte le iniziative utili a sgravare il lavoro delle nostre aziende e dei nostri artigiani sempre più impegnati in processi di apertura verso nuovi mercati esteri. Al riguardo presenterò una mozione consiliare. In un contesto globale in cui le partnership commerciali sono in costante mutamento e oscillazione, l'Amministrazione regionale fornisca agli artigiani e alle aziende marchigiane un concreto supporto per stabilizzare le costanti commerciali in ambito europeo e extraeuropeo e, al contempo, per intraprendere le fasi di approccio con mercati emergenti, perseguendo anche innovative forme di commercializzazione. Urge un tavolo di confronto a cadenza fissa tra le istituzioni regionali, sistema universitario compreso, e il mondo dell'artigianato e dell'impresa per monitorare e valutare la solidità reale o futuribile dei nuovi mercati internazionali.

Impossibile non accorgersi, anche in virtù delle esperienze fieristiche in corso, su tutte TheMicam che ha registarto timidi ma incoraggianti segnali di crescita in termini di visite, come per i singoli mercati di esportazione vadano consolidati i rapporti con quelli russo e cinese che per specifici e vari motivi hanno presentato nell'ultimo periodo delle flessioni. Inoltre vanno presi in considerazione altri mercati strategici, primo fra tutti quello degli Stati Uniti d'America sia per le sue dimensioni sia per la sua continua crescita. Altri mercati come l'Iran potrebbe rappresentare, in un futuro prossimo, un importante sbocco commerciale per il nostro manifatturiero ma complessa situazione politica internazionale richiede la massima prudenza che non esclude anzi necessita da subito un approccio di studio e progettualità per essere pronti a sviluppare le nostre potenzialità commerciali.

La politica fieristica deve tenere conto della distinzione tra le varie gamme di prodotti, dal Luxury alla media qualità, passando per l'alta qualità. All'Amministrazione regionale competono dunque azioni mirate, prima fra tutte il sostegno alle fiere internazionali, in primis mediante opportuni investimenti tesi a favorire il contatto tra le nostre aziende e i bacini commerciali, presenti e futuri. Si consenta, altresì, alle nostre aziende di essere sgravate dai fardelli fiscali, a partire dalla defiscalizzazione dei campionari, e quindi di essere sempre più competitive e libere di lavorare per l'alta qualità e l'eccellenza espresse dal Made in Italy e, in questo caso, per quanto ci riguarda, dal Made in Marche. 

* Jessica Marcozzi, consigliere capogruppo Forza Italia Regione Marche

La cucina è femmina (a dispetto dei programmi televisivi)

acquacioccoalto

Il cibo è donna. Ma non necessariamente. Basta guardare i programmi di culinaria per rendersi conto che non è così. Anzi, volendo fare un po’ di sana critica, in alcuni di questi sembra quasi che essa sia più relegata ad aiuto in cucina piuttosto che a stella dei fornelli.

Esiste ancora però un cinema che dedica alla donna, uno spazio che non è solo quello minimo dei fornelli e della tavola. O almeno, non si ferma a questo, pur facendo della cucina il fulcro della storia. La casa insegna, almeno la mia, che è la cucina, anche se è la più piccola stanza della casa, ad essere sempre colma di sorrisi, parole, riunioni tra donne, cibo pronto o in fase di cottura. La cucina è un regno. Ed è indubbio, che almeno nelle case comuni, sia la donna la sua regina. Il tipo di cinema di cui si parla è questo, quello fatto del calore dei fornelli misto a quello umano. 

Pomodori verdi fritti, alla fermata del treno (Jon Avent, 1991) è un film che rientra nella categoria. Il film inizia proprio con del cibo, e continua raccontando la storia di due donne attraverso di esso. Cinquanta anni della storia americana, dagli anni Trenta agli anni Novanta, raccontati dalle vetrine di un bar/ristorante di un paesino retrogrado del sud. L’amore, la passione e la libertà da conquistare passano attraverso il cibo, simbolo e metafora.

Come l’acqua per il cioccolato (Alfonso Arau, 1992) allo stesso modo, nel racconto che fa di una famiglia messicana nei primi anni del Novecento, porta con se, attraverso tutta la storia, gli odori ed i sapori della cucina sudamericana. La protagonista nasce sul tavolo della cucina e viene cresciuta dalla cuoca, e da essa impara tutti i segreti della tavola, passione in cui essa riversa i suoi stati d’animo. Attraverso la cucina la protagonista vive, riversando i suoi sentimenti sui deliziosi piatti che prepara. Una storia tragica che vive la passione con l’unico modo concesso: il cibo. L’ultimo film della rassegna non ha a che fare con il cibo ma contiene alcune scene memorabili in cui esso ne diventa il co-protagonista.

In Donne sull’orlo di una crisi di nervi (Almodovar, 1988), chi ama il regista spagnolo non può dimenticare le scene della preparazione del Gazpacho, bevanda tipica spagnola, lungo tutta la pellicola, preparato nell’appartamento della protagonista per gli amici, gli antagonisti, alcuni poliziotti, fino alla scena finale nella quale essa elenca tutti gli ingredienti necessari per prepararlo, omettendo l’ultimo, suo tocco personale, il sonnifero.

Impossibile scindere la donna dalla cucina, anche se in aiuto arriva il Bimby!

* Petra Feliziani

Senza voce? L'erba del cantante fa per voi

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* Bruciore, raucedine e afonia, in questi mesi la gola è la più bersagliata dai malanni di stagione. Per il benessere delle vie respiratorie e soprattutto per evitare l’abuso di farmaci antinfiammatori e antibiotici, quest’anno assicuratevi di avere a portata di mano due piante salva-gola: l’elicriso e l’erisimo.

L’Elicriso è un ottimo antinfiammatorio naturale, in fitoterapia, l’utilità di questa pianta nelle affezioni dell'apparato respiratorio sia di tipo allergico che infettivo è giustificata dalla presenza di oli essenziali, flavonoidi e triterpeni, che in sinergia tra loro donano all’elicriso proprietà antinfiammatorie, antistaminiche ed espettoranti. E’ un ottimo rimedio in caso di bronchite, tosse, manifestazioni asmatiche e mal di gola. Per uso interno l’elicriso si può assumere in tutta sicurezza sotto forma di tisana, 3 tazze al giorno, o tintura madre.

Se il vostro mal di gola è spesso associato a raucedine e afonia, a far tornare la voce ci pensa l’Erisimo, nota come “l’erba dei cantanti”. I suoi estratti hanno una valenza terapeutica che riguarda specificamente le alte vie respiratorie (laringe, faringe e trachea) e sono molto efficaci nel trattare le afonie dei soggetti che, per lavoro, utilizzano molto la voce, attenuando in tempi rapidi i sintomi dolorosi legati alla secchezza e all’infiammazione della laringe e della faringe, specie nelle laringiti sopravvenute in seguito ad uno sforzo vocale. Dell’erisimo possiamo sfruttare anche la sua azione mucolitica ed espettorante.

Se siete soggetti ad episodi di afonia e per lavoro utilizzate molto la voce, potete sfruttare l’azione dell’erisimo anche per la prevenzione: basta una tisana al giorno, magari dolcificata con del miele per coprire il suo sapore non troppo gradevole, da bere per almeno un mese. Per curare invece, meglio la tintura madre: 30 gocce sciolte in acqua per 3 volte al giorno, fino a miglioramento. Sia all’erisimo che all’agrimonia, si può associare vantaggiosamente l’azione antisettica e balsamica di piante come il timo e l’eucalipto, specie dei loro oli essenziali, efficaci per il mal di gola specie se usati per fumenti o gargarismi.

* Chiara Fermani, erboristeria Il Filo d'Erba, Via San Filippo 47 - Magliano Di Tenna

Fritti, pizze e dolci: è il cinema di Carnevale

marchesegrillo

Il Carnevale è in corso e le padelle nelle case italiane staranno di sicuro facendo fracasso.

Cicerchiate, sfrappole, castagnole e arancini di ogni forma e sapore. Proprio perché di tradizioni italiane si tratta, in questo periodo, cinematograficamente parlando non possono che venirmi in mente le commedie italiane.

E parlo di quelle che, veramente, hanno creato il marchio di questo genere.  Come non si può non iniziare quindi, con chi, negli anni della sua nascita e sviluppo, gli anni Cinquanta, ne e’ stato il portavoce, il maestro, la guida. Toto’. Ricordare Miseria e nobiltà (Mario Mattoli, 1954) è un atto dovuto in questo caso, e rivedere Felice Sciosciammocca, che con la mano si porta in bocca gli spaghetti e li mette in tasca, o ne L’Oro di Napoli (Vittorio De Sica, 1954) Sofia Loren pizzaiola formosa tra i rioni, rende ancora di più la tradizione culinaria italiana, come vera e propria cultura, un modo di vivere insomma. Sono gli anni del Dopoguerra, quelli duri della ripresa e della povertà. Ed ognuno si arrabatta come può.

Spostandoci nella Roma papalina dell’Ottocento, certo con il cibo ha il suo bel dire Il Marchese Del Grillo (Monicelli, 1981). Qui il personaggio se la passa meglio, tra le osterie della capitale e i lauti pranzi nel suo palazzo. E seppur di commedia si tratta, come le sopracitate, essa smaschera vizi e virtù, ma soprattutto i primi, dell’Italietta che si arrabatta, di qualsiasi classe sociale si tratti. Per chiudere in bellezza, ma soprattutto con un po’ più di buona e sana ironia, tra i dolci di Carnevale non può mancare un’altra commedia dei nostri anni. Parenti serpenti (Monicelli, 1992), mostra tutta la cattiveria e l’egoismo, la paura e la tenerezza dell’animo umano nell’immagine di una tavola apparecchiata per le festività natalizie. Quale momento migliore e gioioso per decidere di uccidere gli anziani genitori se non quello del periodo di Natale, tra una pietanza e l’altra, un sorriso e un bacio di auguri?! Agatha Christie non sarebbe stata più furba. Con la tavola gli italiani vivono, e si emozionano, glielo si vede in viso, che si tratti di un sorriso o una smorfia.

* Petra Feliziani

Catalini: "Paghiamo le tasse e i servizi tornano ad Ascoli"

CATALINIGIUSEPPE

* Il territorio del Fermano e tutti noi cittadini non possiamo perdere un altro servizio.
Sapere ora che le volture catastali potranno essere effettuate solo ad Ascoli (non più quindi presso l'Agenzia delle Entrate del capoluogo di Fermo) rappresenta un passo indietro, un autentico disservizio per tutto il territorio.
I cittadini (ed i tecnici loro delegati) sono così costretti a sobbarcarsi ulteriori costi di tempo e di denaro quali, ad esempio, quelli legati agli spostamenti sino ad Ascoli Piceno che inevitabilmente li penalizzano.

In passato, data l'altissima affluenza di persone provenienti dal fermano,  la stessa sede ascolana aveva valutato di agevolare il servizio aprendo la sede distaccata a Fermo; questa scelta era stata fatta già prima della costituzione della Provincia.
Indipendentemente dalla presenza della provincia di Fermo, il servizio era stato localizzato nel territorio di Fermo per l'effettiva estrema utilità. Non vorremo che il Fermano sia ancora una volta penalizzato dai tagli indiscriminati che, alla fine di tutto. ricadono sempre sui cittadini e sulle loro economie familiari.
Le tasse statali non accennano mai a diminuire mentre i servizi, che dovremmo ricevere dal pagamento delle stesse, vengono continuamente eliminati o resi sempre meno efficienti. Il mio appello va alle forze politiche affinché si adoperino al mantenimento del servizio per le volture catastali e, al tempo stesso, ai vertici dell'Ufficio di Ascoli affinché soprassiedano all'ennesimo deleterio passaggio della burocrazia

* Giuseppe Catalini, presidente del Consiglio comunale di Porto San Giorgio

Cibo e cinema in Giappone, dove lo chef diventa maestro

toku

Il cibo in Giappone è un fatto culturale. Non è soltanto la soddisfazione di un bisogno. E’ qualcosa che va ben oltre. Ha a che fare con i cinque sensi, con l’anima oltre che con il corpo. E con l’arte. Non a caso gli chef giapponesi sono chiamati maestri. Perché creano quando cucinano, compongono quando usano le mani. Nulla viene lasciato al caso.  Tutto questo diventa tangibile sullo schermo, guardando i film provenienti dal Sol Levante.

Il cinema nipponico, o parte di esso, è arte allo stato puro, qualsiasi argomento tratti. Figurarsi quando il tema principe è quello del cibo. Anche se a volte solo usato per la ricerca del senso, del tutto. La cura manieristica e precisa raddoppia. Non è solo un fatto di luci, di scelta delle inquadrature, della delicatezza innaturale e composta degli attori. E’, in questo caso, anche una questione di stile. Tipico della cultura nipponica. 

Due film di recente uscita in Italia provenienti dal Sol Levante ed aventi la stessa attrice come protagonista, Kirin Kiki, contengono tale caratteristica: Le ricette della Signora Toku (Naomi Kawase) e Little Sister (Hirokazu Kore – Eda). In entrambi i film la visione della vita passa attraverso il gusto, il lavoro manuale e la capacità di aspettare che la cucina giapponese porta con sé.

Nel primo film, lo spazio di pochi metri e pochi giorni bastano a regalare ai tre personaggi, non proprio fortunati, la prospettiva di qualcosa che nella vita viene loro negata. Nel secondo, invece, è in un liquore di prugne fatto in casa che finisce per condensare quasi simbolicamente il senso del film, storia di sorelle che si ritrovano e si scoprono.

Cibo e tradizioni colunarie si legano a storie di amore (di ogni genere e grado) con la leggerezza caratteristica della spiritualità intrinseca della cultura giapponese. Tutto questo è in Rinco’s Restaurant (Mai Tomigata, 2010), Kamome Diner (Naoko Ogigami, 2005) e nel più conosciuto Kitchen (Yoshimitzu Sozuki, 1898), tratto dal romanzo di Banana Yoshimoto.

Giusto qualche titolo, per chi, oltre che la vista, vuole deliziare anche il palato.

* Petra Feliziani

Mercoledì in erba: ecco a voi le piante snellenti!

fermani chiara 3

* Depurare, drenare e snellire sono tre azioni in cui la natura può darci una grande mano. Troppo spesso però si fa confusione su quali siano le piante più adatte ai nostri bisogni, vediamo quindi quali sono i mix giusti per ogni esigenza:

La Depurazione è dedicata principalmente al fegato e all’intestino. Le piante più efficaci da mixare sono boldo, carciofo, fumaria, tarassaco, cardo mariano. Si tratta di piante dalle proprietà amaro-toniche, efficaci per migliorare la digestione, disintossicare e proteggere il fegato.

Se soffrite invece di ritenzione idrica e stasi linfatica, bisogna munirsi di piante dall’azione Drenante, che migliorino la diuresi e contribuiscano ad eliminare i ristagni di liquidi che trattengono le tossine e causano cellulite. Tra i rimedi naturali più efficaci ci sono: betulla, ortosiphon, peduncoli di ciliegio e pilosella, dalle proprietà diuretiche e antinfiammatorie; mirtillo e centella più indicate in caso di gambe gonfie, insufficenza venosa e capillari fragili.  

Per favorire invece il riequilibrio del peso corporeo, dopo aver depurato l’organismo ed eliminato i liquidi in eccesso, possiamo agire con piante dall’effetto snellente. Per questo compito chiamiamo in causa il tè verde, la garçinia, lo zenzero e la yerba mate. Si tratta di piante dall’effetto saziante e stimolante sul metabolismo, in quanto favoriscono l’eliminazione dei grassi e riducono l’assorbimento degli zuccheri. 

Erboristeria Il Filo d'Erba, Via San Filippo, 45, 63832 Magliano di Tenna

Crisi russa e distretto in crisi, la Ricciatti interroga il Ministro

lararicciatti FOTINA

“Il dato fortemente negativo dell’export dei tre distretti del sistema moda marchigiano, rilevato dal Monitor dei Distretti di Intesa San Paolo, è la riprova di quanto alcuni di noi ripetono con insistenza: non è il momento dei facili trionfalismi, c’è ancora una parte importante del mondo produttivo del Paese in affanno. Il governo dovrebbe guardare con maggiore attenzione queste realtà invece di esultare per isolati dati positivi”.

Per questo motivo la Ricciatti ha presentato una interrogazione in cui ha chiesto al ministro dello Sviluppo economico se non intenda intraprendere misure specifiche per i distretti in maggiore difficoltà - tra i quali quello del settore calzaturiero di Fermo, delle pelletterie di Tolentino e dei jeans nel Montefeltro - considerato che rappresentano aree fondamentali per l’economia regionale e tra le più significative del Made in Italy nel mondo.
“Pochi giorni fa sono intervenuta per segnalare, sempre nell’area del fermano, il persistere di difficoltà nell’accesso al credito e di far fronte alle sofferenze bancarie per le piccole e medie imprese. Il dato complessivo è quello di un territorio che ha una grandissima tradizione ed enormi potenzialità, ma troppo spesso lasciato solo ad affrontare una crisi dovuta a fattori esterni come l’embargo verso la Russia. Mi auguro che il governo, dopo ripetute segnalazioni, possa finalmente prendere atto della realtà ed intervenire con interventi mirati”.

Mercoledì in erba! Chi semina bene raccoglie benessere

fermani chiara 3

* Indovinello: fanno benissimo, ce ne sono di moltissimi tipi e gli specialisti li consigliano nella nostra dieta quotidiana, ma noi non sappiamo mai quali scegliere e come usarli in cucina. Alcuni di loro sono anche molto calorici, ma sono delle piccole grandi fonti di sali minerali, vitamine, specie del gruppo B, proteine, grassi buoni, fibre e placano la fame. Avete capito cosa sono?

Sto parlando dei semi oleosi. Nella rubrica di oggi ne scopriremo meglio tre, tra i più benefici e facili da usare: i semi di Sesamo, i semi di Lino e i più in voga semi di Chia.

SESAMO: tanto piccoli quanto energetici, i semi della pianta Sesamum indicu sono ricchissimi di calcio e per questo tra i più indicati nella prevenzione dell’osteoporosi e per rafforzare e proteggere tutto il sistema osseo, specie per chi ha una dieta povera di latticini. Sono ricchi di zinco e selenio, dal potere antiossidante, e sono una fonte naturale di omega 3 e 6, utili a proteggere il sistema cardiocircolatorio. Si possono facilmente utilizzare negli impasti, nelle insalate, nel muesli e nelle panature di carne, pesce o verdure.

LINO: nella cosmesi sono molto utilizzati per la cura dei capelli, sono ottimi per ristrutturare e nutrire a fondo la nostra chioma. Nella fitoterapia, la pianta del Linum usitatissimum, si utilizza nella cura della stipsi, soprattutto per il suo alto contenuto di mucillagini dal potere lassativo. Ma lassativo non è proprio la parola adatta in quanto i semi di lino, regolano la motilità intestinale e puliscono l’intestino in modo delicato e senza irritarlo. Come altri semi, sono ricchi di minerali e acidi grassi essenziali. I semi di lino sono insapori, quindi poco apprezzati in cucina, ma molto per il loro potere curativo. Per godere a pieno di tutte le proprietà dei semi di lino è bene triturarli prima dell’utilizzo, se invece si utilizzano per la stipsi è bene lasciarli interi e in ammollo (un cucchiaino in un bicchiere d’acqua), una notte intera. Al mattino potete, filtrare i semi e bere l’acqua che nel frattempo è diventata leggermente gelatinosa grazie alle mucillagini.

CHIA: tutti li vogliono, tutti ne parlano! I semi di Chia, o Salvia Hispanica, sono un vero e proprio superfood e nonostante la loro piccolissima taglia, contengono un’elevatissima quantità di calcio, quasi cinque volte più del latte, ma anche tanta vitamina C, fibre, omega 3 e omega 6. In più sono molto utili a chi segue un regime alimentare controllato perché hanno potere saziante, assorbono liquidi e zuccheri e danno energia. In cucina si possono aggiungere agli impasti, nelle insalate, nello yogurt, nei frullati, ma anche per rendere più dense e salutari zuppe e vellutate. 

Erboristeria Il Filo d'Erba, Via San Filippo, 45, 63832 Magliano di Tenna

I sindacati: riforma Camere di Commercio, mille posti di lavoro a rischio

Onorevoli Parlamentari,

le Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura sono oggetto di una riforma i cui cardini sono stati posti dall’art.10 della legge delega 124/2015. La legge prevede un processo di riordino complessivo con una riduzione del numero delle Camere di commercio, la razionalizzazione delle loro funzioni e la semplificazione della loro governance. Pur confermando il dimezzamento del diritto annuale, ossia la principale fonte di finanziamento del sistema camerale, la legge delega prescriveva ai decreti delegati l’introduzione di una disciplina transitoria che garantisse la sostenibilità finanziaria dei nuovi enti, ma anche il “mantenimento dei livelli occupazionali” (lettera h) art. 10 legge 124/2015). In base alle bozze in nostro possesso, il decreto delegato prevederebbe esplicitamente di compensare i risparmi di spesa attraverso una riduzione del 15% del personale (che poi diventerebbe 25% per le Camere di Commercio accorpate).

Si tratterebbe quindi di un esubero di circa 1000 unità sulle quasi 7000 oggi impiegate direttamente dalle Camere di commercio. Si tratta di una violazione del testo della legge delega che scarica i costi della riforma sui lavoratori del sistema ignorando, ribadiamo, la stessa determinazione della legge delega sul “mantenimento dei livelli occupazionali”, tra l’altro abbandonando a sé stesso tutto il resto del sistema camerale (Unioni regionali e Aziende speciali e partecipate).

E’ iniquo ripagare in questo modo l’impegno profuso in questi anni da tanti lavoratori che hanno fatto del sistema camerale una delle eccellenze della Pubblica Amministrazione Italiana, riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Una logica che vede nella riforma della Pubblica amministrazione semplicemente un alibi per “far cassa” sulla pelle dei lavoratori crediamo non appartenga né alle forze di maggioranza , né a quelle di opposizione. Chiediamo al Parlamento nel suo insieme di intervenire sul Governo affinché le previsioni del decreto delegato siano conformi ai vincoli e alle indicazioni dettate dalla legge delega. Confidiamo nel fatto che il Parlamento agirà in coerenza con quanto approvato.

Pertoldi (Cgil), Talevi (Cisl) e Santini (Uil)

Depurare, drenare, sgonfiare: il 2016 tra erbe e detox

Benvenuto 2016! Dopo cenoni, pranzi con amici e parenti, e merende intorno a un tavolo imbandito con panettoni e torroni non rimane che chiederci cosa rimane di queste feste natalizie? Sicuramente tanti regali, bei ricordi ma soprattutto i temuti chili di troppo, senza dimenticare il senso di pesantezza e le tossine accumulate.

È quindi giunta l’ora di munirsi di buona volontà e iniziare un piccolo percorso detox per riattivare il metabolismo e smaltire gli eccessi. Il consiglio è quello di agire su tre fronti: favorire un’attività fisica, anche minima; optare per scelte culinarie intelligenti e affidarsi ai rimedi naturali.

Per quanto riguarda l’esercizio fisico è sufficiente camminare a passo moderato circa 30 minuti al giorno; per i più allenati una corsetta non sarebbe male! A tavola ovviamente è vietato saltare i pasti. È bene consumare 5 pasti al giorno, dove la colazione e gli spuntini (magari a base di frutta fresca o secca) dovranno diventare i migliori alleati per iniziare carichi la giornata e ricaricarci quando il calo di zuccheri si fa sentire. È essenziale aumentare la quota di acqua e verdura come broccoli, insalata, spinaci, sedano, finocchi, cicoria, carciofi, finocchi e barbabietole. Ovviamente, il consiglio migliore è quello di evitare gli spuntini notturni, le bevande zuccherate e alimenti ricchi di sale o le salse troppo elaborate, formaggi grassi, carni conservate ed alcolici; al contrario favorite cereali integrali, pesce, carne bianca e legumi.

L’ultima strategia è quella di sfruttare le proprietà di alcune piante estraendole tramite acqua calda. L’abitudine alla tisana può sembrare per alcuni superflua ma in realtà, oltre essere alla base della fitoterapia, favorisce la reidratazione indispensabile a un’efficace depurazione renale; rappresenta una piacevole pausa o un modo per gratificare la fame nervosa e favorisce l’azione drenante o disintossicante. È consigliabile seguire un iter rispettando le seguenti fasi: Depurare: prima di iniziare un programma alimentare di dimagrimento è bene depurarsi con delle tisane a base di tarassaco, cardo mariano, anice, menta o liquirizia; Drenare: per combattere il senso di gonfiore, magari dovuto a ritenzione idrica, continuare con betulla e biancospino; Sgonfiare: eliminare i gas intestinali con cumino e finocchio.

Roberta Caporelli, nutrizionista

"Grazie, la musica fa bene al cuore...della chirurgia"

teatropsgpieno*Al Teatro Comunale di Porto San Giorgio si è tenuto il concerto Gospel nato dalla collaborazione tra il Comune di Porto San Giorgio e la Onlus La Voce del cuore per la chirurgia legata al Dott. Catalini  Giambattista  Direttore Unità Operativa Chirurgia Generale all'ospedale di Camerino.

Un successo di pubblico, il teatro non è riuscito ad accogliere tutti gli spettatori presenti. Lo spettacolo era gratuito , con il gruppo Quelli che..Non solo gospel.. di Montegranaro, un gruppo composto da 20 coristi, un direttore e 7 musicisti che suonavano dal vivo brani classici del repertorio gospel e non solo. Il gruppo ha prestato la sua presenza e spettacolo gratuitamente per sostenere la Onlus La voce del cuore, con le offerte libere raccolte all'ingresso del teatro destinate ad attività di donazione ausili al reparto di chirurgia e ad attività di tutela della sanità della Onlus. 

Oltre 20 i brani eseguiti con professionalita e qualità vocali e musicali che il pubblico per due ore ha eseguito con entusiasmo e coinvolgimento lo spettacolo.

Un ottimo risultato per La Onlus La voce del cuore per la chirurgia grazie all impegno di tutto il direttivo.
* Gabriella Accoramboni, presidente LA Voce del Cuore per la Chirurgia onlus

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L'inno dei bimbi per Mattarella

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