L'intervento

Il meltin pot e il cibo come identità

petrafeliziani

Cibo e cinema, piccolo prontuario.

Era normale sarebbe successo. Che la contaminazione delle culture avrebbe influenzato anche quella culinaria.

Il cinema stesso è automaticamente influenzato all’interno di se stesso. Cineasti mediorientali cresciuti a kebab e hamburger. O sceneggiatori americani affascinati dalla cultura europea. O europei di terza generazione cresciuti nel paese non di origine. Inarrestabile globalizzazione. Che nonostante tutto mantiene e rafforza le radici. Inevitabile. E anche interessante perché sono i particolari, compresi quelli gastronomici, legati alla cultura di origine di regista e maestranze che fa la differenza nel film, che lo rende particolare, e riconoscibile.

Pensate ad un film completamente americano in cui si assiste alla scena di una pausa caffè in una delle tante catene di caffetterie presenti nel Paese (con tutto il rispetto per il cinema targato USA, è un esempio); a meno che non sia una scena memorabile o centrale per lo svolgimento del film, essa è una semplice scena in un bar.  Pensate invece ad una scena nella quale assistiamo, ad esempio, a un pranzo nella casa di una famiglia middle-class della periferia inglese, madre indiana e padre anglosassone. E’ tutta un’altra storia. E’ tutta un’altra immagine. E’ l’essenza che cambia, e con essa l’atmosfera del film, che si circonda di grandezza, che respira il mondo.

Si potrebbero fare tantissimi esempi, che risalgono al periodo della nascita del cinema. Charlie Chaplin e Billy Wilder, Fritz Lang e Woody Allen. E più recentemente Almodovar, Ozpetek, Wes Anderson, Damien O’Donnell, Lars Von Trier. Ed altri. Tanti altri. Le origini che ispirano. La cultura culinaria che le segue, sempre. Origini, storia, cultura, cibo. Inseparabili. Per fortuna.

* Petra Feliziani