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L'intervento

Facebook, Cambridge Analytica e il doping tecnologico: quali effetti?

gaetanoascenzifotino

Sono un professionista del mondo digitale da anni impegnato nella realizzazione di sistemi software. Come tanti della mia epoca abbiamo cominciato nel garage di casa perché era l’unico luogo dove era possibile pensare a come cambiare il mondo dalla nostra tastiera. Oggi chi è in grado di fare reale cambiamento sono le grandi aziende multinazionali. Siamo entrati nel mondo della digital transformation (Trasformazione digitale).


In questi giorni siamo tutti coinvolti nelle vicende che intrecciano Facebook con Cambridge Analytica. Una vicenda che ha portato alla luce quanto era noto da sempre. L’elemento da analizzare non è tanto lo scandalo legato all’uso improprio dei dati personali ma perché dopo un anno che era tutto chiaro, proprio adesso è scoppiato lo scandalo. Il Guardian a marzo del 2017 (poco dopo l’approfondimento su Limes in Italia, ndr) ha pubblicato un interessante articolo che sostanzialmente già rivelava tutti i dettagli che solo ora sono stati fatti percepire, in tutta la loro gravità, all’ opinione pubblica mondiale. Non penso sia casuale che nello stesso ciclo di articoli si parlasse degli intrecci (tecnologici) tra il successo della Brexit e l’elezione di Trump. In questo caso, al contrario, l’opinione pubblica mondiale non è stata ancora coinvolta, perché?

Nel secolo scorso il tecnologo, difronte a queste domande, si sarebbe fermato e avrebbe detto: “lascio l’interpretazione della situazione a sociologi o politologi”. Oggi purtroppo non è più così, perché il concetto di informazione e orientamento delle masse è essenzialmente correlato a sistemi tecnologici. È perfettamente valida una riflessione tecnica per capire come sta cambiando il concetto di informazione. Il fulcro di tutto è in una allocuzione: “intelligenza artificiale”. La potenza elaborativa a cui sono arrivati i sistemi digitali, permette di analizzare e valutare quantità di dati estremamente rilevanti. Il risultato è la possibilità di avere analisi accurate di fenomeni di ogni genere, purché ripetitivi. A questo si affianca la possibilità di analizzare dati per imparare ad analizzare gli stessi dati in maniera sempre più accurata. È la capacità di apprendimento artificiale che oggi va sotto l’allocuzione di “Machine learning”.

Con i tecnicismi mi fermo qui. Vorrei analizzare il risultato anche perché la nostra vita futura sarà influenzata in maniera determinante da questi meccanismi e la linea di confine tra lecito e illecito, tra corretto e scorretto sarà sempre più labile difronte al significato che verrà dato alla parola privacy.

Un esempio: quando un atleta fa uso di sostanze chimiche per alterare le sue prestazioni fisiche si dice che pratica doping. Il confine tra lecito e illecito è tracciato chiaramente attraverso l’identificazione di sostanze e relative dosi. Nel mondo digitale e soprattutto in ambiti come il marketing questo confine non è netto. Al contrario, vige una sorta di anarchia per cui è lecito utilizzare ogni forma di intelligenza artificiale per raggiungere precisi obiettivi, solitamente commerciali. Non basta: ormai si parla di Ingegneria sociale o di psicometria termini che in se stessi collegano contenuti tecnologico/matematici a scienze umane, è una contraddizione. La stessa forma di intelligenza artificiale può essere usata per fare informazione e disinformazione proiettandoci in un mondo dove lo stesso sistema di analisi può decidere, in base a precisi input umani, come dosare le informazioni in base al sentimento dell’opinione pubblica, calcolato dalla macchina. Alla fine siamo davanti a sistemi in grado di dosare il flusso e il tipo delle informazioni in funzione di come la macchina ha valutato il pubblico target. Quanto ho scritto non è fantascienza ma è esattamente cosa ha fatto Cambridge Analytica.

Allora è chiaro, lo scandalo Facebook è uscito allo scoperto adesso perché attraverso l’analisi automatica di un campione significativo di persone in tutto il globo, il sistema digitale ha segnalato, ad un gruppo di potere, che il tempo era maturo per far scoppiare lo scandalo. Ovviamente tutto lo scenario è gestito attraverso un sistema di intelligenza artificiale uguale a quello di Cambridge Analityca ma usato contro di lei. Se nel secolo scorso, ad orientare le masse erano i grandi pensatori, visibili in carne e ossa, oggi il rischio è che le masse siano facilmente orientabili attraverso sistemi di elaborazione in grado di generare artificialmente effetti sedativi o eccitanti cambiando il peso delle variabili all’ interno di un sistema di calcolo automatico.

Dopo questa lettura penserete che leggo troppi libri di fantascienza ma come diceva un politico italiano del secolo scorso che non ha mai usato il computer “a pensare male si fa peccato ma non si sbaglia mai”. La prossima rubrica, tra due settimane, sarà dedicata a cosa fare per non essere soggetti passivi difronte a questa rivoluzione tecnologica. Per chi vuole crearsi una opinione vi consiglio di leggere i tre articoli di cui trovate i link di seguito.

https://www.theguardian.com/technology/2017/oct/26/cambridge-analytica-used-data-from-facebook-and-politico-to-help-trump?CMP=Share_iOSApp_Other

https://www.theguardian.com/politics/2017/mar/04/nigel-oakes-cambridge-analytica-what-role-brexit-trump?CMP=Share_iOSApp_Other

https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/feb/02/corporate-dark-money-power-atlantic-lobbyists-brexit

Esperto di processi di trasformazione digitale in ambito industrial, services, finance, aerospace and defence. Business Analist e Project manager in progetti di tipo ICT

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