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L'intervento

La Pasqua di Don Franco Monterubbianesi

donfrancoprimopiano

* Questa lettera agli Amici tutti vale come messaggio per l’impegno di tutti, anche degli amici politici, nella loro buona volontà di aiutarci a portare avanti la progettualità comune. 
Nella sua ampiezza, che parte dalla Mistica, per estendersi poi a Roma, e infine alla regione Lazio. Secondo lo spirito e le azioni che stiamo intravvedendo, risolutive anche della crisi della politica, di una sinistra che va rigenerata nei suoi fondamenti anche attraverso la nostra azione nel territorio

Questo per gli avvenimenti elettorali recenti, se andiamo a fondo nella necessaria riflessione. Siamo nel tempo dell’attuazione possibile di una vera democrazia sostanziale, di tutti i cittadini partecipi, che sappia interloquire, in verità e rispetto, con la democrazia rappresentativa. Quella democrazia rappresentativa che purtroppo negli ultimi tempi si è distaccata dalla società e dai suoi bisogni. Vedasi, e noi siamo i primi a subirlo come Terzo Settore e ad esserne testimoni, la faccenda del welfare sociale che è stato tradito, da molto tempo, dalla sinistra. Mentre ne doveva essere il nume tutelare. Tutto ciò è innegabile. Lo abbiamo patito nella sostanza del nostro modello della Comunità di Roma, mai riconosciuto a dovere, e nelle conseguenze economiche di tale abbandono, che stiamo pagando duramente

Ma come ci dice Papa Francesco, è ora, per il Terzo Settore, di alzare la testa, di non essere più soltanto tappabuchi, ma pretendere rispetto della nostra azione, che facciamo contro ogni emarginazione, e  pretendere dalle istituzioni un vero coinvolgimento totale di progettazione comune. Ora per il rilancio del welfare sociale, pena la decadenza ulteriore della società, oggi frammentata all’estremo

In una maniera con cui ci si fa tutti veri partecipi, e i cittadini vengano coinvolti il più possibile, territorio per territorio, in una vera autorganizzazione comunitaria, in cui deve contare il partire insieme con le istituzioni dai problemi, e affrontarli sempre insieme per far ripartire una vera politica dal basso, con le forze reali, sociali e politiche, che possano risolverli, anche se in tempi lunghi o brevi che siano.

Ridando soprattutto agli enti locali, oggi emarginati, ai loro coordinamenti, la forza di attuare i cambiamenti, coinvolgendo tutti. E’ in fondo lo spirito dell’art. 3, comma 2 della Costituzione, che dobbiamo attuare nel rimuovere, noi tutti, gli ostacoli per la partecipazione di ogni persona, qualsiasi sia la propria condizione di debolezza, allo sviluppo del bene comune.

Un grande afflato di una nuova politica, che rifaccia l’unione dei politici alla base, ai suoi bisogni, superando per sempre la società degli interessi, che ha prevalso dopo il delitto Moro in Italia e nel mondo, con le politiche neoliberiste. La sinistra, da quel tempo, ha perso la sua identità, il suo midollo, snaturandosi nei giochi di potere e non più del servizio. Devono essere i cittadini, e in questo c’è tutto un lavoro culturale da fare, che oggi, uscendo dal facile qualunquismo di delegare sempre agli altri, si assumano invece la responsabilità personale di affrontare i problemi in proprio. I problemi che i territori hanno, uscendo dalla facile indifferenza, dalla solitudine dei puri rancori, come il CENSIS oggi ci ammonisce.

Allora dobbiamo creare con i cittadini più sensibili, avviandoli con concretezza e gradualità, presidi politici di base territoriale, da cui nasceranno leader naturali, attivi a creare insieme agli altri comunità di azione e di riflessione dei cittadini che si autorganizzato, territorio per territorio, per risolvere i problemi. Questa azione di coinvolgimento della base è oggi essenziale. Noi del Terzo Settore, già organizzati sul sociale, ma soli, dobbiamo, rinascendo anche noi a noi stessi, dare una mano sostanziale a che si crei tale movimento insieme ai cittadini, fatti responsabili, non solo inquieti, e inconcludenti

Tutto ciò in un’ottica non più assistenziale dei servizi stessi che coinvolga i servizi di base che resistono, non più assistenziali dei servizi stessi, ma di protagonismo delle persone in difficoltà, per coinvolgerle invece nella loro dignità di vita e di lavoro. Anche come risorsa per una economia sociale fatta di buone prassi sui territori. E’ l’Italia che resiste. Tutti i problemi di emarginazione che hanno le periferie devono essere affrontati, e noi ci proponiamo di partire partire dalla Mistica, di coinvolgere poi il protagonismo della Comunità di Roma per affrontare i problemi di essa, e in fine, mano a mano con le realtà positive alleate che abbiamo, affrontare i problemi delle varie province del Lazio

Su un problema dobbiamo eccellere nella risposta, che ha la particolarità di essere centrale, e può coinvolgere gli altri problemi: il problema del “dopo di noi”, che coinvolge in maniera assoluta le famiglie dei disabili, quando i loro figli rimarranno soli.

Siamo stati noi, con le famiglie, a volere la legge 112/2016 sul “dopo di noi”. Tocca ora realizzarla soprattutto all’art. 4, per il processo di autonomia che dobbiamo dare ai disabili prima che i genitori scompaiano. Secondo l’ISTAT è la sorte di 250mila disabili che oggi vivono in famiglia. Sono le famiglie e i giovani che ben preparati ad essere operatori del “dopo di noi”, in un processo di formazione adeguato, che devono accompagnare tale processo, in “strutture” adeguate per il “prima del dopo”. I giovani vanno sensibilizzati a questa idealità possibile sin dalla scuola, dove tale idealità di vita e di lavoro futura con i disabili deve essere trasmessa alle nuove generazioni, perché la sposino sin dall’inizio della loro convivenza nelle scuole, con i disabili, integrati in essa.

In tale processo, noi di Capodarco possiamo coinvolgere, per questo aspetto educativo, il CESC-project. Ma da tale processo nelle scuole bisogna passare poi all’integrazione di vita e di lavoro nel territorio, con l’economia sociale delle tante buone prassi in cui i giovani vanno coinvolti come primi attori di ciò che si può creare. Da qui il nostro rapporto con l’università di Tor Vergata, con una economia sociale da attivare.

L’economia sociale da attivare: un ambito molto adatto a questa integrazione di vita e di lavoro è l’agricoltura sociale, che noi, per nostra parte abbiamo saputo promuovere a livello nazionale con il forum nazionale dell’Agricoltura Sociale, la cui sede è proprio alla Tenuta della Mistica di Roma, dove il nostro progetto è già attivo nel territorio della Prenestina. La Mistica è una grande enclave agricola, con tante potenzialità per una agricoltura multifunzionale, dove la terra da curare in maniera più adeguata è anche la terra che ci cura; in Italia abbiamo anche la legge 141/2015 sull’agricoltura sociale. Sul piano nazionale, sono tanto meravigliose le realtà di accoglienza per la disabilità che si stanno facendo.

Deve nascere nel territorio tale sensibilità di partecipazione dei cristiani, attivando queste comunità territoriali autorganizzate, da creare possibilmente parrocchia per parrocchia. E’ il cristianesimo veramente coinvolgente i poveri e i più deboli, che si deve trasmettere alle nuove generazioni, come loro ideale possibile, ma anche come occupazione vera di lavoro. La crisi educativa che abbiamo nei confronti delle nuove generazioni si risolverà nel ridare loro idealità di servizio in termini concreti. E’ un rinascere anche della Chiesa. La carità che è l’anima della Chiesa, perché è il Cristo che la vive con noi, si deve fare attiva nelle opere, non nel pietismo facile e non risolutivo, ma nell’operosità dei giovani con cui la carità deve divenire speranza concreta, di cambiamento delle cose. I giovani si misureranno in esso nella loro azione forte e coraggiosa, di servizio, unito al protagonismo dei poveri.

Tutto ciò partendo dalla realtà locale, in cui si costruisce un vero cambiamento ambientale delle cose che non vanno, in una bellezza di convivialità. Sino alla dimensione più globale, su cui preparare i giovani sin da ora per una Europa da ricostruire nel suo valore umano e cristiano, voluto dai suoi fondatori. Avremo le elezioni nel 2019 da preparare negli animi e nelle coscienze, soprattutto dei giovani. La politica europea è degenerata in maniera sostanziale nella politica del rifiuto dei migranti, e in una conduzione assurda dei problemi internazionali, dove è del tutto assente la solidarietà, ma soprattutto la giustizia.

Ai giovani dobbiamo trasmettere questo senso critico, per agire di conseguenza con loro, in unione ai grandi movimenti che si stanno facendo su tale piano. Così ci dobbiamo proporre (e sarà molto significativo per l’ambito di lavoro agricolo dove possono e sono già preziosi) l’accoglienza e la vera inclusione dei giovani migranti. Per adesso nel territorio di Roma Est e in tale progetto del “dopo di noi”. In tale territorio, c’è anche una funzione da sviluppare per un nuovo rapporto intergenerazionale tra giovani ed anziani, in un reciproco servizio. E’ un grande bisogno delle periferie abbandonate, dove l’anziano vive la sua estrema solitudine, mentre anche lui può essere risorsa di cambiamento. Lo spazio agricolo della Mistica deve diventare una grande risorsa per rilanciare la convivialità degli abitanti dei vari quartieri circostanti.

Il progetto Mistica così sta iniziando. Eleggiamo Papa Francesco, come la guida spirituale che tutti dobbiamo seguire nel territorio, seguendo i suoi  vari ammonimenti, per l’intelligenza vera delle cose, e nella buona volontà delle azioni di tutti noi, in cui ci dobbiamo coinvolgere con umiltà, ma grande passione.

La Pasqua che viene è la certezza che veramente uniti ai poveri, resi protagonisti con i giovani condividenti, le cose cambieranno nella forza della Resurrezione del Cristo. Uniti anche tra noi, così vi ricordo il Comitato di sostegno che dobbiamo mettere in piedi.

* Don Franco Monterubbianesi

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