L'intervento

Hot dog, fish and chips e alcol: il trash tra cibo e cinema

* Si è vero, tra i tanti film citati fino a ora ci siamo dimenticati di quelli vagamente trash o splatter in versione enogastronomia. Eppure ce ne seno tanti e fanno venire immediatamente in mente, in anticipo le scuse su cotanto snobismo, le affollate multisale di provincia e non, accaldate e con essenza profumata di popcorn appena sfornati, con il rumore di sottofondo della lingua della lattina di Coca-Cola che si apre, il rumore del sacchetto delle caramelle gommose.

L’associazione di idee mi fa venire in mente alcuni film più o meno recenti, compagni (più dei miei amici di banco che miei) della nostra adolescenza e che dopo venti anni almeno restano nella memoria collettiva degli ormai quaranta – cinquantenni. Da premettere che argomento di tale rubrica non si ferma a film trash che hanno fatto storia, ma diventa più un breve elenco di quelle pellicole che straripano nella cucina multietnica.

Partendo dalla cima, è impossibile non inserire in tale rubrica un film come Animal House, film del 1978 del grande regista di genere John Landis (vedi The Blues Brothers) e con John Belushi come protagonista. Chi dei miei coetanei sopracitati non ricorda le mitiche feste delle confraternite nelle quali i protagonisti tentano di intrufolarsi, senza successo ma con un godereccio (per chi ama il genere) strascico di sketch demenziali legati all’alcol e al cibo.

Tenendo per buoni gli intermezzi del sopraccitato film, da ricordare nelle cene tra amici, anche un film come E morì con un felafel in mano (Richard Lowenstein, 2001) perché è una pellicola che invece, attraverso la cucina etnica cerca di mettere in risalto la ricerca di identità dei nuovi trentenni spaesati che sonnecchiano, vanno in giro e frequentano ristoranti alternativi (da qui il piatto di origine araba).

Se ancora di multietnia in cucina si parla, due pellicola sono da ricordare per meriti diversi ma con lo stesso attore protagonista di origine indiana, Om Puri: Amore, cucina e curry di Lasse Hallstrom del 2014, sommesso e delicato confronto tra due cucine diverse ma comunque di alta qualità, ed East is East (Damien O’Donnell, 1999), vero e proprio documento filmico sul melting pot nell’Inghilterra degli anni Settanta: una famiglia mista (madre inglese, padre pakistano e sette figli). Un Fish and Chips da mandare avanti e problemi di integrazione e tradizione.

L’elenco stasera non può non chiudersi con un documentario questa volta, Super Size Me (Michael Moore, 2004) basato su un esperimento durato un mese a scapito di un volontario che ha accettato di mangiare solamente, per tutti i pasti giornalieri presso la catena Mc Donald’s, e registrando i cambiamenti psicologici e fisici avvenuti. Nulla a che fare con l’argomento della rubrica, anche perché il pasto dell’ultimo film menzionato è tutto fuorché multietnico (piuttosto globalizzato), ma avendo iniziato con il termine trash e splatter, tale conclusione è arrivata automatica.

* Petra Feliziani