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L'intervento

Fritti, pizze e dolci: è il cinema di Carnevale

marchesegrillo

Il Carnevale è in corso e le padelle nelle case italiane staranno di sicuro facendo fracasso.

Cicerchiate, sfrappole, castagnole e arancini di ogni forma e sapore. Proprio perché di tradizioni italiane si tratta, in questo periodo, cinematograficamente parlando non possono che venirmi in mente le commedie italiane.

E parlo di quelle che, veramente, hanno creato il marchio di questo genere.  Come non si può non iniziare quindi, con chi, negli anni della sua nascita e sviluppo, gli anni Cinquanta, ne e’ stato il portavoce, il maestro, la guida. Toto’. Ricordare Miseria e nobiltà (Mario Mattoli, 1954) è un atto dovuto in questo caso, e rivedere Felice Sciosciammocca, che con la mano si porta in bocca gli spaghetti e li mette in tasca, o ne L’Oro di Napoli (Vittorio De Sica, 1954) Sofia Loren pizzaiola formosa tra i rioni, rende ancora di più la tradizione culinaria italiana, come vera e propria cultura, un modo di vivere insomma. Sono gli anni del Dopoguerra, quelli duri della ripresa e della povertà. Ed ognuno si arrabatta come può.

Spostandoci nella Roma papalina dell’Ottocento, certo con il cibo ha il suo bel dire Il Marchese Del Grillo (Monicelli, 1981). Qui il personaggio se la passa meglio, tra le osterie della capitale e i lauti pranzi nel suo palazzo. E seppur di commedia si tratta, come le sopracitate, essa smaschera vizi e virtù, ma soprattutto i primi, dell’Italietta che si arrabatta, di qualsiasi classe sociale si tratti. Per chiudere in bellezza, ma soprattutto con un po’ più di buona e sana ironia, tra i dolci di Carnevale non può mancare un’altra commedia dei nostri anni. Parenti serpenti (Monicelli, 1992), mostra tutta la cattiveria e l’egoismo, la paura e la tenerezza dell’animo umano nell’immagine di una tavola apparecchiata per le festività natalizie. Quale momento migliore e gioioso per decidere di uccidere gli anziani genitori se non quello del periodo di Natale, tra una pietanza e l’altra, un sorriso e un bacio di auguri?! Agatha Christie non sarebbe stata più furba. Con la tavola gli italiani vivono, e si emozionano, glielo si vede in viso, che si tratti di un sorriso o una smorfia.

* Petra Feliziani

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