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L'intervento

Ermini, Csm, spiega il ruolo della giustizia

tribunale web

* Signor Presidente della Corte, signor Procuratore generale, (Eminenza reverendissima), signori magistrati della Corte e degli altri uffici del distretto, signori magistrati onorari, signor Presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati e avvocati tutti, signori funzionari e impiegati degli uffici giudiziari, signori ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria, Autorità civili e militari, signore e signori presenti, porgo a voi il più cordiale saluto e l'augurio di buon lavoro del Consiglio superiore della magistratura per l'apertura dell'anno giudiziario.

Ho seguito con vivo interesse la relazione svolta dal Presidente della Corte ma permettetemi, prima di affrontare le questioni più strettamente connesse all’attività giudiziaria, di rivolgere sentimenti di vicinanza alle persone e alle famiglie duramente colpite dal sisma di oltre due anni fa che ancora vivono in condizioni di disagio ed emergenza. Un disagio che non manca di riflettersi anche sull'amministrazione del servizio giustizia. Vorrei anche esprimere il cordoglio e l'affettuosa vicinanza, mia e del Consiglio che rappresento, ai familiari degli adolescenti e della giovane madre vittime della tragedia di Corinaldo. Abbiamo ancora negli occhi le immagini strazianti di quella drammatica notte, il mio pensiero va anche ai sopravvissuti e al trauma che stanno vivendo. E consentitemi infine, ad un anno dalla sua scomparsa, di esprimere vicinanza al dolore dei genitori di Pamela Mastropietro, vittima innocente di un efferato crimine. 

Si tratta di drammi che scuotono l'intera comunità e investono la magistratura, a cui compete condurre le indagini e accertare le responsabilità, di forti aspettative di giustizia. So che il discorso è delicato, e tuttavia avverto come mio dovere - pur nel necessario rispetto del dolore delle vittime - mettere in guardia dalla tentazione di caricare la risposta giudiziaria di significati impropri, che andrebbero ben al di là della corretta funzione giurisdizionale. È una preghiera che io rivolgo innanzitutto a noi stessi, a noi uomini dello Stato e delle istituzioni, che rivolgo ai giornalisti cui spetta il difficile compito di informare e formare l'opinione pubblica e rivolgo a ciascun cittadino. Devo confessarvi che ho vissuto con profondo disagio alcuni recenti avvenimenti di cronaca. Penso da un lato alla sentenza del Tribunale di Avellino sulla strage del bus sul viadotto Acqualonga, dall'altro all'incarcerazione dopo lunga latitanza di Cesare Battisti, un tempo componente dei Proletari armati per il comunismo e condannato con sentenze passate in giudicato per quattro omicidi. Difficile negare che non vi sia stato qualche intervento strumentale, demagogico o dal sapore propagandistico. Io credo che tutti noi si debba ritrovare parole e comportamenti più misurati e sobri. Il rischio di certe reazioni, specie se alimentate a livello istituzionale, è infatti quello di sottoporre a indebite pressioni il lavoro della magistratura, ingenerando l'idea che il diritto andrebbe interpretato alla luce di un supposto comune sentimento del popolo. Un'idea che cammina lungo un crinale scivoloso, intendendo la figura del giudice non come colui che applica la legge ancorandola ai principi generali della Costituzione e dell'ordinamento giuridico, ma piuttosto come il "sacerdote", se non il semplice portavoce, del giudizio e della volontà popolare.

Il rischio, insomma, è quello di una delegittimazione sottotraccia. Il popolo, nel cui nome sono pronunciate le sentenze, vive infatti la sua sovranità entro la cornice delineata dalla Costituzione e su questa premessa è il necessario e costante riferimento (anche) dell'istituzione giudiziaria. Solo in tal modo il potere giudiziario, come qualsiasi altro potere democratico, è tutelato dal pericolo, sempre incombente, di essere osservato e valutato secondo fuorvianti e inesistenti legami con idee di popolo dal significato emotivamente ambiguo, più vicine all'immagine della piazza o della folla, che si collocano radicalmente all'opposto della struttura democratica della giustizia. Quanti concorrono e agiscono nella sfera pubblica hanno dunque la responsabilità di non dimenticare mai che ogni istituzione della Repubblica, e tra queste anzitutto l'ordine giudiziario, opera come espressione del popolo in un'accezione interamente costruita entro l'ordine costituzionale. 

Va invece corroborata la fiducia nella magistratura. E ciò è tanto più necessario in una società che ancora con qualche fatica sta ricostruendo il suo tessuto sociale ed economico strappato dalla crisi profonda che nell'ultimo decennio ha investito il mondo occidentale e il nostro Paese. In questa realtà il ruolo del giudice è ancora più cruciale nel risolvere conflitti di interessi, nel garantire diritti, nel dare risposte alle esigenze dei cittadini anche quando vi siano vuoti normativi, nell'assicurare un presidio di legalità contro delinquenza e malaffare. Al magistrato, semmai, si deve chiedere equilibrio e ragionevolezza, preparazione e laboriosità, misura e riserbo. Si deve investirlo del dovere di assicurare all'istituzione giudiziaria la necessaria credibilità, garanzia fondamentale nell'assetto democratico dei pubblici poteri. E per assolvere tale dovere c’è bisogno di una magistratura competente, autorevole, imparziale e responsabile, che abbia piena consapevolezza degli effetti delle sue decisioni sulla "carne viva" dei cittadini, ma che sia soprattutto indipendente e autonoma e possa così esercitare la sua funzione "sine spe ac metu". L'indipendenza e l'autonomia della magistratura costituiscono dunque valori non negoziabili, che il Consiglio superiore che qui rappresento tutela e tutelerà fino in fondo.

Fiducia e credibilità sono del resto capisaldi di ogni istituzione dello Stato. E va fugato con tutto l'impegno possibile il rischio di qualsivoglia appannamento. Alludo, come evidente, all'omicidio di stampo 'ndranghetista del fratello di un collaboratore di giustizia avvenuta la sera di Natale a Pesaro. È un campanello d'allarme sul sistema di sicurezza e protezione che ha impressionato l'opinione pubblica e che non va certamente sottovalutato. Sono però certo che la fermezza e intensità investigative con cui, insieme alle forze dell'ordine, stanno lavorando la procura di Pesaro e la Dda di Ancona in collaborazione con quella di Reggio Calabria, faranno piena chiarezza di quanto accaduto. Tutti noi sappiamo quanto utile sia stato e possa ancora essere l'apporto dei collaboratori di giustizia nelle indagini e nei processi contro le mafie e la criminalità organizzata, è dunque necessario che questo grave vulnus nel sistema di protezione sia recuperato e costituisca monito a non abbassare mai la guardia.

Le Marche hanno alle spalle un anno difficile e per certi versi drammatico, un anno che inevitabilmente ha riversato ulteriori problematiche sugli uffici giudiziari già gravati di criticità anche logistiche, oltreché' parzialmente di organico. E tuttavia, gli uffici del distretto stanno dando prova di encomiabile laboriosità e capacità organizzativa, rispondendo con apprezzabili risultati alla domanda di giustizia. Complessivamente, a giudicare dalle statistiche sui flussi dei procedimenti, c’è una sostanziale tenuta nella capacità di mantenere in equilibrio il rapporto tra definizioni e iscrizioni, compensando eventuali flessioni nella riduzione dell'arretrato nel penale con scatti di efficienza nel civile e viceversa. Il Csm, peraltro, non ha mancato di garantire il suo sostegno disponendo l'applicazione di un magistrato alla sezione Immigrazione del tribunale di Ancona e di un altro alla procura della Repubblica di Ascoli Piceno. In ciò, del resto, gli uffici giudiziari del distretto si rivelano specchio di una regione tenace, dinamica, capace di reagire alle avversità e consapevole di avere gli strumenti per potersi riprendere e costruire un futuro di maggior benessere e sicurezza.

È il momento però che io vi offra - come è doveroso in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario in ciascun distretto - un contributo di conoscenza su quelli che sono i risultati dell’attività svolta dal Consiglio superiore, anche nella prospettiva della tutela dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura che la nostra Carta costituzionale affida a tale organo. 6.1. Nel dialogo virtuoso con le altre figure istituzionali deve attuarsi l'impegno del nuovo Consiglio ad estendere la sua azione oltre i confini tradizionali, segnati dall'esigenza, pur irrinunciabile, di tutelare le prerogative costituzionali della magistratura, al fine di cooperare alla creazione delle condizioni che consentano il realizzarsi in concreto, attraverso l'esercizio della giurisdizione, degli obiettivi di uguaglianza e di giustizia sociale indicati dalla Costituzione. 

L'affermarsi di una concezione aperta e dinamica del governo autonomo, e non meramente difensiva e statica, consente di vedere sotto una nuova luce i rapporti istituzionali del Consiglio, nel cui ambito si collocano in posizione centrale le attribuzioni propositive e consultive previste dall'art. 10 della legge n. 195 del 1958. I pareri espressi nel 2018, in particolare quelli resi nel corso della nuova consiliatura sui provvedimenti in materia di protezione internazionale e sicurezza, di prescrizione e anticorruzione, nonché' sulla Procura europea, sono stati formulati nell'ambito di una prospettiva "di sistema", unendo alla valutazione delle ricadute organizzative delle novelle legislative la considerazione degli aspetti sostanziali degli istituti da esse disciplinati, con particolare attenzione al rispetto dei valori costituzionali, dei diritti di libertà e delle garanzie dei singoli.

Nei rapporti con il Ministero della giustizia, la ricerca e l'applicazione di un metodo che, pur nel rigoroso rispetto delle reciproche sfere di attribuzioni, consentisse tuttavia di coniugare le rispettive competenze nel comune interesse al buon andamento del servizio giustizia, ha agevolato l'esercizio dei poteri complessi nei casi di decisione concertata e ha permesso di intensificare i lavori in seno al Comitato paritetico per l'individuazione di soluzioni condivise in tema di organizzazione giudiziaria. La previsione, nella recente legge finanziaria per il 2019, dell'aumento di organico della magistratura ordinaria nel numero di 600 unità, impone di proseguire nell'utilizzazione di questo metodo fecondo e virtuoso di condivisione delle scelte nell'ambito delle rispettive competenze, soprattutto per quanto concerne i criteri di valutazione delle effettive necessità degli uffici giudiziari, in funzione di un'adeguata ripartizione dei nuovi posti in organico.

Anche i rapporti con l'Avvocatura sono ispirati al metodo della condivisione delle responsabilità e delle scelte, nella prospettiva di rinsaldare la comune cultura della giurisdizione, humus necessario di ogni stabile riforma in materia di giustizia: ne è prova il costante coinvolgimento dell'Avvocatura in funzione del miglioramento della qualità dei servizi della giustizia e del più efficiente utilizzo delle risorse economiche e del personale. 

Nel quadro dei rapporti istituzionali del Consiglio si colloca, in una posizione preminente, quello con la Scuola superiore della magistratura. La formazione del magistrato assume considerazione assoluta nell’attività del Consiglio che ogni anno, unitamente al Ministero della giustizia, procede all'elaborazione delle "Linee programmatiche sulla formazione", da destinare alla Scuola Superiore della Magistratura. Nella consiliatura appena iniziata, il costante confronto nel tavolo tecnico istituito con la Scuola è ripreso su vari temi, tra cui quello relativo alla modifica del Regolamento per la formazione iniziale dei magistrati ordinari.

Accanto all’attività istituzionale esterna è proseguita quella interna, di c.d. "amministrazione della giurisdizione", nell'ambito della quale mi preme ricordare, poiché' rende conto della sensibilità del Consiglio alle esigenze degli uffici giudiziari, la gestione della mobilità ordinaria. Il nuovo Consiglio, completate le procedure relative al concorso per i posti di secondo grado, ha avviato quella per l'individuazione dei posti vacanti di primo grado. Il Consiglio sta anche lavorando al rinnovo dei componenti della Commissione tecnica per il conferimento delle funzioni di legittimità, avuto riguardo alla previsione, nella ricordata legge finanziaria per il 2019, dell'aumento di organico nel numero di 80 unità per gli uffici di legittimità. Tale previsione, infatti, potrebbe consentire, già nel corso di quest'anno, la destinazione di nuovi magistrati alla Corte di Cassazione.

Particolarmente alta, nell'ultimo anno, è stata l'attenzione del Consiglio al tema dei diritti fondamentali. Avuto riguardo alla dimensione ormai sovranazionale della tutela di tali diritti, è stato stipulato un Protocollo di intesa con la Presidenza della Corte Europea dei Diritti Umani e sono state assunte iniziative per la creazione di una Rete di collaborazione tra le istituzioni giudiziarie dei Paesi del Mediterraneo e di un Tavolo tecnico Esteri-Giustizia-CSM.

La tutela dei diritti delle persone passa in primo luogo attraverso la rigorosa osservanza della legge. Il rispetto delle regole dettate dall'ordinamento a tutela della civile convivenza e del reciproco riconoscimento della dignità personale deve costituire l'aspirazione costante di ogni comportamento umano e deve essere indicato come valore irrinunciabile specialmente alle nuove generazioni. In questa prospettiva sono stato particolarmente lieto di sottoscrivere, il 27 novembre 2018, presso il MIUR, il rinnovo della Carta di intenti finalizzata, tra l'altro, ad educare gli studenti all'osservanza delle regole e al rispetto dei diritti e dei doveri di ogni cittadino.

Domani ricorre il Giorno della memoria. Una settimana fa, nel corso del viaggio della memoria a Cracovia, Birkenau e Auschwitz, a nome del Consiglio superiore della magistratura ho sottoscritto una lettera d'intenti con il Ministero dell'Istruzione, l'Unione delle comunità ebraiche italiane e l'Associazione nazionale magistrati che darà nuovo impulso alla collaborazione istituzionale rivolta a promuovere attività di sensibilizzazione e formazione nelle scuole sui temi della Shoah, dell'antisemitismo e dell'odio razziale. È un richiamo non rituale il mio. Qui nelle Marche, a Macerata, un anno fa ci fu il grave episodio della sparatoria contro i migranti, ma più in generale, in Italia e negli altri paesi europei, si assiste al rincrudire di umori e ventate di odio e intolleranza. Coltivare la memoria quale imprescindibile anticorpo al risorgere di germi razzisti e antisemiti è dunque oggi urgente e doveroso, perché' solo il ricordo può renderci sensibili ai segni anticipatori della tragedia e darci la forza e il coraggio di reagire.

Signor Presidente, al Consiglio superiore della magistratura spetta esercitare delicate e gravose funzioni di alta amministrazione, che tuttavia si risolverebbero in vuote e insignificanti attribuzioni se non si concretizzassero nel fecondo rapporto con la realtà viva degli uffici giudiziari e non le si considerasse al servizio di quella che è e resta l’attività principale, quella cioè di chi amministra la giustizia nelle aule di questi palazzi. Dunque a Lei, Signor Presidente, a tutti i magistrati, a tutti gli avvocati e a tutto il personale amministrativo del distretto della Corte di appello di Ancona va il mio augurio di buon lavoro e l'incoraggiamento del Consiglio superiore della magistratura ad affrontare il nuovo anno giudiziario con impegno e slancio ideale nell'interesse della collettività.

*vicepresidente del Csm David Ermini all'inaugurazione dell'anno giudiziario alla Corte d'appello di Ancona

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