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L'intervento

Diario solidale, visita al centro sanitario di El Palomar

diariosolidale elpalomar

Il racconto dei ragazzi di FUNIMA International Onlus in viaggio sulle Ande

 

Il Diario di oggi è dedicato alla visita al centro sanitario situato nel villaggio di El Palomar, uno dei luoghi più interni cui faremo visita in queste settimane di missione. Qui stiamo portanto avanti un progetto della ristrutturazione della struttura, inizialmente avviata dagli abitanti del villaggio ma poi sospesa per mancanza di fondi. Alla Fundación è stata ceduta la proprietà e la gestione del centro da parte del villaggio cui anche il ministero della saluta ha dato il suo avallo con la concessione della gestione sanitaria. Funima International in quest'anno ha inviato dei fondi per la terminazione di questa struttura che prevede diversi spazi di assistenza anche specialistici.? Ogni giorno ci troviamo a vivere un misto di emozioni tra la meraviglia per il paesaggio della cordigliera andina, capace di togliere il fiato, e le situazioni di estrema povertà che ci troviamo a vedere con i nostri occhi. In mezzo troviamo anche quell'umanità che sembra essere un valore perduto nel mondo occidentale e che qui si vive nel quotidiano. Dopo aver atteso che Ramon concluda la sue visite alle tante persone che quotidianamente lo raggiungono ci ritroviamo a pranzo. 
E' un momento speciale. Ogni volta qualcuno è addetto alla preghiera e come di consueto ringraziamo sempre i presenti e questa splendida famiglia che ci ospita e ci fa sentire come figli, fratelli e sorelle. Esprimiamo ciò che personalmente abbiamo vissuto e ci ha colpito. L'emozione e la commozione ogni volta è grande, perché in questo momento riusciamo spesso a tirare fuori ciò che interiormente stiamo vivendo. E' un momento unico che si celebra prima di iniziare la comunione della tavola. Il segno della croce prima di iniziare e via con il banchetto sempre ricco di pietanze preparate da Sandra e Delia. In loro aiuto c'è anche Lucrecia, una ragazza di una delle famiglie che aiutiamo della zona, molto vicina alla famiglia Gomez e che si occupa dell'accoglienza degli ospiti. Lei è anche mamma di due figli ed è una persona molto grata a questa famiglia, lo si vede dalla devozione del suo servizio e dallo sguardo di amore che ha nei loro confronti. ?Finito di sistemare la tavola partiamo alla volta di El Palomar. Prendiamo la stessa strada che avevamo percorso il sabato per entrare dentro le Ande selvagge, la “puna salte?a”, per portare beni di prima necessita alle famiglie. Proseguiamo dritti però ancora più a nord verso il Cile e in lontananza scorgiamo una tempesta di pioggia e fulmini verso la cittadina conosciuta come El Toro.
Fortunatamente il nostro viaggio viene bagnato da poche gocce. Lungo il cammino scorgiamo una ragazza interamente coperta che porta al pascolo delle pecore. Ramon ci spiega che viene da molto lontano perché essendoci poca alimentazione per gli animali chi ha degli animali è costretto a muoversi per chilometri per trovare luoghi adatti per farli mangiare. Qui gli arbusti sono molto bassi e secchi, poco nutrienti. Con noi portiamo ancora sacchi di indumenti per consegnare ancora qualcosina alle famigli che incontriamo lungo il percorso. Qui scendiamo in una località che si chiama Punta El Agua. Anche le famiglie di questa comunità riceveranno assistenza sanitaria dal centro di El Palomar. Sebbene siamo ancora lontani molti chilometri, El Palomar resta il punto più vicino che offrirà loro questo servizio. Qui il concetto di lontano è vissuto in maniera diversa e per loro 20 km da percorrere non sono visti come qualcosa di insormontabile. E' quella la media di cammino al giorno per ogni spostamento, sia per raccogliere l'acqua, per andare a scuola, portare al pascolo gli animali o per andare a trovare amici. ?Lasciamo le borse con gli indumenti selezionati e ripartiamo. Notiamo un'altro villaggio in lontananza che si chiama Tres Cruces e anche quello riceverà assistenza dal nostro centro.

La semplicità dei bambini
Finalmente raggiungimo El Palomar dopo un lungo percorso che ci ha visto salire anche fino a 4.000mt. Dall'alto si intravede il villaggio che raggiungiamo piano piano lungo il percorso di terra stretto e sterrato che si fa sempre più rossa.? Arriviamo alla scuola quindi come prima tappa e conosciamo la direttrice e una delle insegnanti. Ci ringraziano molto per la nostra presenza qui e per il supporto che diamo alla Fundación con cui da anni hanno rapporto e ci parlano di Ramon e come dell'unico che si preoccupa per loro. La sensazione che sempre riceviamo è quella di sentire persone che si sentono completamente abbandonate, dalle istituzioni in primis. I servizi primari qui non sono garantiti. La sorgente dell'acqua si trova a 5 km dal villaggio in una strada in salita. La fonte elettrica si alimenta con i dei pannelli fotovoltaici e solari ma non sempre è sufficiente, il servizio sanitario più vicino si trova a oltre 100 km da qui. Molti di loro non hanno mai ricevuto controlli, a cominicare dalle donne che spesso si trovano a dover partorire nelle proprie abitazioni. Quando arriva l'ora della ricreazione giochiamo con i bambini, molto vivaci, e ci facciamo tante foto assieme. Vogliono sapere da dove veniamo, ci chiedono di parlare loro in italiano, un idioma assolutamente sconosciuto e nuovo e quindi divertente. Ci mostrano capriole e verticali che sono in grado di eseguire come perfetti giocolieri. Si gioca ad acchiapparella e lupo mangia lupo. Insomma è una festa! Molto dolci e affettuose le femminucce, più "galletti" i maschi che approfittano per il momento della ricreazione per mettersi in mostra. Tutti hanno comunque una grande educazione. I bambini che appartengono alle famiglie più lontane albergano nella scuola e sono circa 20. Una volta lasciati i vestiti ci dirigiamo verso il centro sanitario.

Ristrutturazione
Non dobbiamo andare molto lontano. Qui troviamo i muratori a lavoro che stanno sistemando il tetto. Lavorano 5 giorni su 7 per poi tornare dalle loro famiglie. Dormono all'interno della struttura in uno spazio sistemato dalla Fundación per ospitarli. La struttura si compone di una sala di attesa, i bagni, un punto di primo soccorso, una sala di attesa per le urgenze che attendono il trasporto in un ospedale attrezzato per gli interventi importanti, una stanza per l'assistenza odontologica con tutta la strumentazione necessaria e una ginecologica. Questo è l'insieme dei servizi. A gestirli sarà una dottoressa sempre presente a gestire l'assistenza poi ci saranno i medici specialisti che si recheranno periodicamente per le visite di ginecologia e odontoiatria.
Restano da terminare ancora molte cose come il tetto, le finestre e i bagni. Raccolgo tutta la documentazione necessaria e i preventivi di spesa per avere il quadro di ciò che manca per terminare il tutto per poi proiettarci verso l'inizio dei lavori esterni.

Idee per il futuro
Quando la struttura sarà conclusa abbiamo già in cantiere un nuovo progetto idrico per garantire anche qui il rifornimento di acqua potabile alle case del villaggio. Anche qui non sara necessario scavare perché la sorgente a cui attingono oggi gli abitanti gia esiste e si trova a 5 km in direzione delle montagne più alte. Il progetto prevede di incanalare questa acqua che scende a cascata in 3 o 4 cisterne prima di arrivare al villaggio. Non sarà facile anche perché in queste zone i costi per qualsiasi intervento si voglia fare aumentano per via delle distanze e delle condizioni climatiche da affrontare. Rifletto sul valore che l'acqua ha nella nostra vita quotidiana. Spesso la sprechiamo e non ci rendiamo conto che in realtà è un bene sacro. Mi guardo attorno e penso che basterebbero pochi interventi per cambiare le condizioni di vita di questa gente. Persone che vengono viste dal resto della popolazione argentina con disprezzo e le montagne diventano come dei lager dove esse sono rinchiuse, dimenticate da tutti. Non è giusto ed è necessario fare tutto quel che si può perché condizioni simili non si vrifichino. Ci avviamo verso casa con molte idee in testa, per raccogliere i fondi ma anche organizzare un campo lavoro per costurire tutte le strutture che saranno necessarie.

Giovanni Bongiovanni

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