L'intervento

Diario solidale: Pacha Inti e il 'dono' dell'acqua

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Visita nei luoghi dove la Fundaciòn porta avanti il progetto "Mama Cocha" per portare l'acqua nelle case delle piccole comunità.


Secondo giorno di viaggio e per le sei del mattino sono già in piedi. Oggi sarà una giornata lunga e voglio imprimere nuovi pensieri per il diario. Ramon si è alzato ancor prima di me per assistere le tante persone che vengono da lontano per incontrarlo, per ricevere cure e consigli. Lui è una persona molto saggia ed anche spirituale, con una certa connessione con la terra e tutto quello che lo circonda. Ascoltarlo è un arricchimento perché riesce a trasmettere certi valori non solo con le parole ma soprattutto con il suo esempio quotidiano che si materializza nell'opera sociale.
La "puna" ancora si fa sentire quindi la giornata di oggi non vedrà grandi spostamenti. Siamo a Santa Rosa de Tastil, un "pueblito" (piccolo paese), fatto di poche case, una piccola scuola ed una chiesa. C'è anche un piccolo museo per i turisti perché tra queste montagne sorgeva una città Inca e la storia di questo popolo viene tramandata ancora oggi.
In uno spazio comune alcune donne vendono alcuni prodotti artigianali: cappelli, sciarpe, maglioni e bambole. Tutte realizzate con materiali locali e tessuti di ottima qualità con fantasie ricche di colori. La lana viene ricavata dal pelo dei lama e tiene molto caldo.

Parola chiave: "condividere"
In questo giorno di riposo anche un semplice pranzo con un piatto di pasta al ragù diventa un'occasione per apprezzare quel che si ha. Mi chiedono di fare una preghiera visto che il giorno prima era stato lo stesso Ramon a "benedire" il cibo, così come sono abituati a fare da queste parti. Lo faccio ringraziando tutti quanti per essere qui, a partire dai ragazzi, i miei amici, per il lavoro che stanno facendo in Italia e l'impegno che stanno mettendo in questa causa. Il gruppo di Gubbio oggi è uno dei più attivi, le iniziative e i contatti che vengono da loro e che si uniscono alla nostra causa sono veramente molti e i giovani che stanno formando parte del loro gruppo e che si uniscono alla causa, sono in forte crescita.
Ma ringrazio anche Ramon e la sua famiglia per l'esempio che ci stanno dando sin da questi primi giorni. Un esempio di lavoro, di servizio e sacrificio e senza mostrare il minimo di stanchezza, perché le difficolta sono veramente moltissime e ciò che si fa si porta avanti veramente com molto coraggio e pochi mezzi rispetto le forti necessita che ci sono. Ramon ci racconta ciò che sta alla base dell'essenza del lavoro che svolgono. Saper condividere ciò che si ha con gli altri; godere della felicità altrui come fosse la nostra anche quando le persone che si aiutano si conoscono a malapena. Dare ciò a cui teniamo veramente e non il superfluo; sentire la sofferenza degli altri come nostra e tenere lontani tutti i sentimenti di egoismo che ti fanno pensare solo alla tua famiglia ed a nessun altro. Ramon dice alcune parole: “Per me e la mia famiglia ho giusto il necessario e avvolte neanche quello, ma ugualmente condividiamo ciò che abbiamo dedicandoci continuamente al prossimo, i miei figli lo sanno perchè sono cresciuti così. Poi pero veniamo ricompensati due volte tanto. Sempre la Vita mi ha aiutato in questo. Sentire la sofferenza degli altri come nostra ci aiuta nella nostra evoluzione. Tutti dovremmo sentirci famiglia perché abitanti dello stesso Pianeta. L'egoismo è il peggiore dei mali della nostra umanità! Insieme alla pigrizia, mai essere pigri e aspettare che gli altri facciano ciò che noi possiamo fare oggi. Bisogna fare ogni giorno e mai rimandare a domani. E' un lavoro che dobbiamo fare con noi stessi quello di superare i limiti umani ed elevare il nostro spirito che ordina alla materia, al nostro corpo di fare, di lottare in ciò in cui crediamo e soprattutto in ciò che la coscienza ci dice sia giusto fare senza ascoltare la nostra mente, che ci mente, ma il cuore. Quando si muovono azioni che vengono dal cuore con altruismo le nostre saranno sempre scelte giuste. Iniziamo a sbagliare quando muoviamo scelte solo fini a noi stessi”. Parole che dissetano il nostro spirito più di ogni cosa.

L'acqua e la vita
Il programma prevede anche una tappa verso la comunità Pacha Inti. Ramon vuole portarci alla sorgente dell'acqua e mostrarci dove verrà istallata la cisterna che poi rifornirà le case delle 20 famiglie insediate in questa zona. Passiamo a prendere con il furgone alcuni di loro, un papà, con sua moglie e due bambine piccole dolcissime. Quando le vedo penso a mia figlia. Anche loro hanno poco più di un anno. Penso a cosa significa non avere acqua nelle proprie case, qualcosa di terribile, ed il sacrificio che si fa nel compiere chilometri per raccoglierla. Ci raccontano che questa operazione viene fatta tra le cinque e le dieci volte al giorno.
Dopo aver attraversato un percorso sterrato ed un piccolo fiume arriviamo a casa di Diego, uno dei ragazzi che ci aveva già aiutato a scaricare le tubature il giorno prima. Qui a casa sua c'è un piccolo deposito con diversi materiali, tra cui i nuovi pannelli fotovoltaici e le valvole di intercettazione dei tubi.
Diego e Roberto ci raccontano le lotte vissute in questi anni in particolare per la richiesta di acqua potabile al municipio. Le loro famiglie non hanno mai avuto acqua in casa, e per raccoglierne un pò hanno sempre dovuto percorrere svariati chilometri. Sentire da Roberto che sua mamma è morta chiedendo acqua è un colpo al cuore. Oggi c'è la Fundacion che prova a cambiare le cose. "E' un orgoglio per me ricevere ora questo dono - ci dice ancora Roberto con le lacrime agli occhi - la Fundacion sta facendo molto per noi e siamo veramente grati, non abbiamo parole per ciò che sta accadendo, vi ringrazio tutti dal profondo del cuore voi che state collaborando con la Fundacion e a Ramon e la sua famiglia per tutto questo”. L'acqua è il bene più prezioso dell'umanità e guardando i suoi occhi lo comprendi ancor più chiaramente. Prima di dirigerci verso la sorgente non possiamo far altro che abbracciarci con commozione.
Per raggiungerla c'è da fare un percorso tra vecchie rotaie ed una pozza d'acqua che fiorisce dal terreno. E' qui che ogni giorno tutte le famiglie si ritrovano qui, percorrendo chilometri, per prendere l'acqua, raccolta con mezzi di fortuna, per poi trasportarla nelle loro case, per lavarsi, per gli animali, per bere. Un luogo sacro per le popolazioni autoctone che i lavori che verranno effettuati non deturperanno.
I pannelli fotovoltaici verranno installati per far funzionare la pompa e spingere l'acqua verso il punto più alto dove verra raccolta dalla cisterna che poi attraverso le tubature arriverà nella case di tutte le famiglie. Quando arriviamo nel punto dove verrà posizionata la cisterna mi fermo a guardare il paesaggio circostante. Le montagne hanno mille colori nelle gradazioni del marrone e del rosso, la vegetazione, che qui troviamo visto che siamo scesi a 2.600 mt, è di un verde fortissimo e contrasta con i variopinti della tara. Poi c'è il cielo, azzurro intenso, che sovrasta il tutto. E' questo il Mondo delle comunità come quelle Pacha Inti e dei Los Tastiles (questi alcuni dei loro nomi). E' assurdo pensare che queste comunità non vengono considerate come persone giuridiche ma vengono più o meno ascoltate dal Municipio o dalla Provincia in base al numero di persone che vi appartengono. Qui solo per interesse politico vengono realizzate delle opere e la corruzione è sempre presente. La maggior parte dei fondi spariscono nelle mani del sindaco di turno (chiamato "alcalde") che distribuisce ai suoi fedelissimi. Non ci sono investimenti da parte del governo in queste zone perché non c'è interesse, ritorno politico o denaro che circola.

Il progetto "Mama Cocha"
Il progetto "Mama Cocha", "Dea della Terra" in lingua Quechua, è stato presentato dalla Fundacion Los Ninos de San Juan alla provincia, che lo ha approvato a condizione che i fondi vengano erogati al municipio. Questi sapendo che il progetto è stato presentato e promosso dalla Fundacion, che da sempre coltiva uno stretto rapporto con la comunità Pacha Inti, nonostante, in barba a questa situazione è riuscito a far sparire più della metà dei fondi e ad iniziare l'opera per un 10% per poi lasciarla incompiuta. I fondi sono così spariti con la Provincia che di conseguenza non potrà mai erogare il restante 50% dei fondi perché non avrà mai le ricevute di quel che è stato speso per la realizzazione dell'opera. Lo potremmo sintetizzare come "il solito mangia mangia" di fondi governativi per le opere pubbliche. La Fundacion sta lottando per dimostrare questa situazione alla provincia e nel frattempo raccogliere fondi privati per ultimare l'opera e salvare vite che hanno bisogno e non possono più aspettare. Il ritorno a 3200 metri di altezza è sempre faticoso anche se il paesaggio continua a tenerci senza fiato. Domani sarà un giorno importante perché prepareremo i borsoni con beni di prima necessità da distribuire alle famiglie più povere che vivono nel "cierro", lontane dalle strade principale e dalle comunità. Un'altra esperienza da vivere.

Giovanni Bongiovanni

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