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Basket, Bigioni: "La Poderosa ha bisogno dei tifosi"

Ronny Bigioni

* A tracciare il bilancio di questa prima parte di stagione è l’amministratore delegato della Poderosa Ronny Bigioni.

Primo posto con una giornata di anticipo, 26 vittorie su 30 partite di regular season, la convincente partecipazione alla Coppa Italia. Bilancio ampiamente positivo finora, giusto?

Assolutamente sì! Quella sconfitta iniziale a Bisceglie, nella quale però avevamo un paio di infortunati e Di Viccaro e Rizzitiello non erano ancora arrivati, è stato un battesimo tosto, ma sapevamo di avere una squadra all’altezza. Avevamo fiducia nelle nostre scelte estive, a partire da quella di puntare su un coach giovane ed affamato come Ceccarelli, ed il precampionato lo aveva confermato. Strada facendo abbiamo visto che la squadra c’era, i due innesti hanno portato quello che mancava e quella striscia di 18 vittorie consecutive è stato il frutto di questo lavoro. Abbiamo avuto un piccolo calo in parte fisico, visto che è coinciso con diversi infortuni, e in parte mentale nelle due sconfitte di Ortona e Porto Sant’Elpidio, ma credo sia fisiologico nell’arco di una stagione avere un momento di minore brillantezza. Sono sempre stato convinto che all’interno del nostro girone eravamo la squadra più attrezzata e lo abbiamo confermato. Ho fatto i complimenti e ringraziato tutta la squadra dicendogli una cosa: abbiamo fatto tantissimo fino ad ora e ne siamo felici, ma c’è ancora tanto da fare, a partire da questa domenica.

Non solo campionato: la squadra ha centrato ancora una volta le finali di Coppa Italia e facendo una figura decisamente migliore rispetto ad un anno fa.

Sì, era un nostro obiettivo esserci soprattutto per vedere se potevamo competere davvero con le corazzate degli altri gironi. E visto come abbiamo spazzato via Bergamo e come abbiamo anche messo sotto per lunghi tratti Orzinuovi, direi che siamo tornati a casa molto soddisfatti. Abbiamo visto tutto il potenziale della squadra e questo ci fa stare tranquilli.

È piaciuta anche per mentalità questa Poderosa: domenica scorsa contro Matera poteva mollare un po’ il colpo ed invece…

Poteva essere una sorta di amichevole ed invece, vuoi per la voglia di rivalsa dal -18 dell’andata e vuoi per qualche fischio che ha un po’ acceso la partita, ce la siamo giocata fino in fondo. Recuperarla da -17 e vincere è stato un segnale che mi è piaciuto moltissimo. La squadra quando vuole sa quello che fare e come venire fuori anche dalle situazioni più complicate.

Dovendo scegliere un momento della stagione fino ad ora, qual è quello che ti ha esaltato di più?

Se devo scegliere una partita che mi ha riempito davvero il cuore dico sicuramente il quarto di finale di Coppa Italia contro Bergamo. Non riuscivo nemmeno a bere un bicchiere d’acqua! Da inizio anno sentivamo parlare di loro come una squadra schiacciasassi ed in effetti lo è. Sinceramente, pensavo che anche quest’anno saremmo usciti al primo turno. Ed invece la squadra ha tirato fuori una partita perfetta, ne fui davvero orgoglioso. Mi è piaciuta molto anche la vittoria a San Severo, un partita tosta su un campo difficilissimo, ma non dimentichiamo quelle con Pescara e con Bisceglie. Quello che mi rasserena è che contro le grandi finora la squadra ha sempre risposto sfoderando ottime partite. Qualche volta abbiamo approcciato meno bene le partite sulla carta più semplici, ma con i playoff in arrivo penso che questo rischio non lo correremo più.

Una delle liete novità di questa stagione è stato anche l’arrivo del main sponsor XL EXTRALIGHT®.

Un ringraziamento particolare va alla famiglia Vecchiola che con il suo marchio ha deciso di sostenerci e a loro ho fatto i complimenti anche per la splendida promozione della Fermana Calcio. Speriamo che resti comunque al nostro fianco insieme agli altri quattro sponsor di maglia, a quelli minori che sulla maglia non vanno ma che sono comunque fondamentali per riuscire a portare avanti l’attività e a chi, pagando il biglietto o sottoscrivendo l’abbonamento, ci sostiene e ci spinge a cercare di fare sempre meglio.

L’auspicio ora è di vedere la Bombonera piena come lo è stata negli scorsi playoff.

Questa squadra è la squadra di Montegranaro e da tre anni sta lottando per riportare la città in serie A. Per fare quell’ultimo passo abbiamo bisogno della spinta di tutti, ne hanno bisogno i giocatori per caricarsi ancora di più quando sono in campo. Abbiamo aperto le porte a chiunque per far sì che la Poderosa non sia solo la squadra della famiglia Bigioni ma di chiunque tenga al basket a Montegranaro. È stato bellissimo che a Bologna, per la Coppa Italia, ci fosse una festosa macchia gialla sulle tribune a tifare per la Poderosa. Quello stesso giallo mi piacerebbe vederlo nei playoff sulle tribune della Bombonera.

*Ufficio stampa Poderosa Pallacanestro Montegranaro

Il vero senso del 25 aprile

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* Mentre ai primi di aprile l’esercito alleato sferra l’offensiva alle linee tedesche e dilaga nella Pianura Padana, preceduto dall’insurrezione partigiana e dall’instaurazione dell’autorità politica del CLN (Comitato Nazionale di Liberazione), tra il 25 ed il 27 aprile del 1945 le formazioni partigiane di montagna entrano a Milano, Genova e Torino. L’identità di un popolo non è mai il prodotto di orchestrati artifizi, ma è il deposito storico di un patrimonio di idee, simboli, culture e tradizioni che si tramanda. Siamo persuasi vada innanzitutto riaffermato il concetto di Liberazione come quel moto di rifiuto e di ribellione organizzata al fascismo e al nazismo, sino alla lotta armata, quale dato fondamentale della storia del nostro Paese; un movimento di popolo, autodeterminato, indipendente, non soggiacente pertanto ad alcuna elargizione alleata. Ed è proprio da tale inconfutabilità storica che il “nesso tra Resistenza, Liberazione, Democrazia riconquistata, Istituzioni democratiche e Costituzione repubblicana risulta intrinseco e consequenziale”.

Se la Carta Costituzionale fu, storicamente, il prodotto di sintesi dell’impostazione culturale delle forze che animarono la Resistenza (comunisti, socialisti, cattolici e laici) ne consegue che l’antifascismo ne sia una componente essenziale, effettiva, quindi irrinunciabile. “Resistenza di popolo” ed antifascismo, dunque, come fondamenti morali, i quali, nell’eterogeneità e nell’autodeterminazione, sono stati capaci di conferire alla nostra Democrazia Repubblicana un valore permanente e programmatico. Bene osserva Gustavo Zagrebelsky: “ogni ordinamento politico-sociale necessita di un fatto o atto che sia assunto come mito fondativo”. Ciò perché il “mito”, quale evento idealizzato nella coscienza di una collettività, assurgendo a valenza di simbolo, diviene Stella orientante del pensiero e del comportamento di un popolo; straordinaria forza capace, poggiando sulle risultanze di un’indagine critica, di condensare nella sua essenza una tale elevazione del criterio della coscienza collettiva, da suscitare nelle generazioni a venire proprio quell’universale condivisione di valori avertiti come inviolabili. Ed è proprio nella grandezza di questo simbolo fattuale, dove si imperniano valori derivanti e condivisi, la base di una comunità organizzata, della Società Umana.

Tuttavia, qualsiasi narrazione investita di “sacralità”, qualsiasi raggio che giunga dalle profondità dell’essere e del pensiero, sebbene dotato di forza e valore, non può, non deve spegnersi o illanguidire in celebrazioni rituali: riscoprire costantemente nei princìpi della lotta d’allora i fondamenti della convivenza di oggi. Auspichiamo che la Storia della Resistenza che condusse alla Liberazione ed alla Costituzione Repubblicana possa un giorno divenire indelebile interiorizzazione collettiva, reale laboratorio permanente di idee, fulcro da cui muovere per ogni positiva forma di progresso e consolidamento democratico. Questa, a nostro avviso, sarebbe la testimonianza più alta, il modo migliore per onorare l’anniversario della Liberazione d’Italia: perché non è solo in ciò che si dice, ma anche in quello che si lascia di non detto pur facendolo venire in luce, richiamandolo in un modo che non sia solo quello dell’enunciare.

Il principio generatore è la “Libertà” e la dimostrazione è in quel crinale netto ed inequivocabile tra un prima ed un dopo, tra il passato ed il futuro, tra la dittatura e la Liberazione di un popolo per opera della Resistenza. Ogni ulteriore e diversa argomentazione è storicamente fuorviante, una sorta di sovrastruttura dottrinale che allontana dalla verità. A differenza di altre grandi democrazie occidentali, la nostra identità nazionale è un fatto assai recente, la lotta partigiana, il carattere relativamente di massa che la Resistenza riuscì a imprimere contro il comune oppressore ebbe un ruolo straordinario e decisivo sia sul futuro democratico sia sulla successiva Unità nazionale. Si esprimeva con acutezza Pier Paolo Pasolini allorché affermava: “La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano”. E sebbene l’unità politica non corrispose a una reale “unità emozionale”, pur con tutti i limiti di una vittoria che si sognò “ulteriore”: i Partigiani non solo vinsero, ma col sacrificio del sangue ci restituirono i presupposti per vivere da uomini liberi, con una Costituzione a tutela ed una forma democratica di governo.

Operare la rimozione o la revisione strumentale di fonti, documenti, testimonianze, ossia disconoscere la Storia è sempre una pericolosa falsificazione e nel caso della Storia della Resistenza significa confutare lo “spirito repubblicano”, rinnegare la “norma fondamentale” conquistata, per consegnare il Patto sociale al darwinismo sociale: struggle for life and death come regola della comunità umana, la legittimazione della sopraffazione dei più forti sui più deboli. Allora quando ci troviamo al cospetto dei flussi e riflussi della Storia, delle prevaricazioni inumane dell’economia finanziaria, soverchiati dalle tendenze ultra-conservatrici del neo-liberismo, sopraffatti dal dis-valore del lavoro e di chi vorrebbe privarlo di ogni diritto, umiliati da una scuola precarizzata, inermi difronte alla svalutazione della cultura e alla sua finalizzazione, dinanzi a chi vorrebbe farci complici dello sfruttamento ambientale, alla privatizzazione dei diritti sanitari, alla privazione di quelli civili, di quanti vorrebbero minare la pace, allorquando la politica indebolita o corresponsabile non dovesse abbracciare un’azione positiva, su chi confidare per intraprendere la direzione di una lotta? Sulla Costituzione della repubblica Italiana!

È del resto bastevole meditare, nei Princìpi fondamentali della Carta, sull’articolo 1 e sull’articolo 3 per cogliere la potenza e la modernità di un siffatto ordinamento. Per cui, nel simbolo che si fa prassi dialettica, nel suo imperituro essere, la Costituzione diviene il massimo custode delle nostre vite ed il più potente strumento di lotta riconosciuto, nume tutelare di un popolo e avallo contro ogni forma di discriminazione e sopruso. Ecco perché concordiamo con chi ha osservato che proprio in quel carattere di programmaticità, nel richiamo di chi non intende chinare la testa, di coloro che non si rassegnano all’ingiustizia, all’arbitrio, alle soperchierie del potere demagogico, antidemocratico o alle lusinghe del populismo, risieda la forza di opposizione e di contestazione della Carta costituzionale. Non è un caso che sin dall’inizio le influenti forze contrarie tentarono di ostacolare l’attuazione della Costituzione espressione della Resistenza con l’intento di neutralizzarne l’ispirazione antiautoritaria che l’animava al fine di sostituirlo, una volta indebolito l’impianto democratico e le istituzioni rappresentative, con un sistema di potere accentratore in ambito di decisioni e comando.

Il revisionismo, la retorica e la demagogia, sinanche la popolocrazia appartengono alla medesima famiglia: quella della propaganda. Coloro i quali si protendono in audaci esegesi esulanti una rigorosa metodologia storiografica operano inevitabilmente in malafede o si abbandonano a retoriche superficialità. Probabilmente non sanno cosa significhi la guerra (come avvenne a Marzabotto, dove i tedeschi comandati dall’ufficiale tedesco delle Waffen-SS, Walter Reder, nel tentativo di piegare una formazione partigiana operante in quei luoghi, massacrarono 1830 civili, comprendenti donne, bambini, vecchi ed esseri ancora nel ventre della madre); probabilmente ignorano cosa significhi la fame, i massacri, i lutti; probabilmente disconoscono l’arbitrio delle camice nere sulla vita dei connazionali; probabilmente taluni nel perpetuarsi di una romanzesca narrazione vagheggiano, nel 2017 e nella culla della civiltà occidentale, il ventennio fascista come un idealizzato mondo di “ordine” e “giustizia”, di “italica virilità” e pregno di valori smarriti: “La chiave sulla porta”, “le pensioni”, “l’onestà”, “l’efficienza”, e quant’altro; e non - oltre la guerra e la shoah! - l’esasperata corruzione di regime, l’autarchia che condusse il paese alla disfatta economica, l’OVRA con le sue estorte confessioni, l’incitazione alla delazione che opponeva il vicino al vicino, la giustizia sommaria, le fucilazioni, il carcere, il confino e quant’altro.

Talaltri invece di osservare un canone epistemologico della ricerca storica, al fine di delegittimare la Resistenza, sminuire la Liberazione, mormorare sulla Costituzione, sostenere l’affrancamento di certune identità politiche, hanno più volte tentato di evidenziare episodi deplorevoli, e ve ne furono, di cui la Resistenza si sarebbe resa responsabile, come le vendette, le rese dei conti, anche seguenti il 25 aprile, e, non privo di generiche strumentalizzazioni, le attribuzioni ai Partigiani per il doloroso e tragico esodo degli Italiani dalle terre istriane, ovvero l’orrore delle Foibe.

La guerra scatena sempre atrocità terribili, soprattutto le guerre con una matrice civile, ma come non far ricadere le principali responsabilità di tutti i crimini sui guerrafondai, sugli aggressori, sui servi di regime, cioè sui nazifascisti? Senza scusanti o timore della verità, vorremmo si rammentasse quali atrocità, vessazioni, umiliazioni il popolo italiano avesse subito per anni da parte degli sgherri del regime; e circa gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia, fatto che va primariamente inserito all’interno di un fenomeno più ampio dai connotati etnici e politici che si saldano con quelli sociali, come si può prescindere dall’invasione della Jugoslavia da parte dei nazifascisti e dai crimini spaventosi perpetrati sia dai famigerati “ustascia” (fascisti croati) agli ordini del dittatore Ante Paveli?, amico personale di Mussolini, sia dalle camice nere italiane che si distinsero per la loro ferocia perpetrando ogni tipo di violenza (in ventinove mesi di occupazione italiana nella sola “provincia” di Lubiana, vennero fucilati circa 5.000 civili, più 200 circa bruciati o massacrati in modi diversi; circa 900 i partigiani catturati e fucilati. 7.000 le persone, soprattutto donne e bambini, morte nei campi di concentramento. Complessivamente oltre 13.000 persone, su 340.000 abitanti, il 2,6% della popolazione)? Come avrebbe potuto il Popolo slavo dimenticare? Nessun crimine deve essere giustificato e tutte le vittime innocenti devono essere onorate ma la storia non può essere manipolata per ragioni ideologiche o di opportunità politica. Vi deve essere una pietà per i morti, tutti i morti, eppure le “ragioni” per cui gli italiani son morti vanno distinte, poiché v’è una differenza tra coloro che hanno optato per la libertà e chi ha continuato invece a sostenere l’oppressore e la dittatura.

Bobbio diceva che “l’equidistanza tra fascismo e comunismo ha condotto a un’equidistanza abominevole, quella tra fascismo e antifascismo”. Stravolgere la verità oltre che disonorare la memoria conduce ad una alterazione dei fatti ed una Storia deformata non può impartire la sua giusta lezione. L’Italia a differenza del popolo tedesco e francese, che ebbero rispettivamente il Tribunale internazionale di Norimberga e le condanne sul Governo di Vichy, non ha mai davvero fatto i conti con la propria storia: l’assenza di una concreta rielaborazione collettiva su quanto avvenne, spiega in buona parte il perpetuarsi di quella in-cosciente zona grigia ed il sedimentarsi di atteggiamenti indulgenti, quanto non compiacenti, nei confronti della barbarie nazifascista. Nessun francese, che sia di sinistra o di destra, mai neppur ipotizzerebbe di mettere in discussione la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, cosiccome non v’è statunitense, sia esso democratico o repubblicano, che avanzerebbe di un sol passo in disarmonia con un suo connazionale sulla Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1787.

Vi fu anche una “Resistenza Taciuta, o dimenticata delle donne che non furono quelle mere comprimarie limitate al rango di vivandiere o di staffette portaordini che tanta manualistica ci ha consegnato. Le donne non solo furono “Partigiane combattenti”, ma molte ebbero responsabilità di alto livello, per non parlare del loro apporto nella gestione organizzativa del Movimento di Liberazione. Donne operarono, senza diversificazioni circa incarichi e compiti, nelle SAP, nei GAP e nei GDD: “Aperti a tutte le donne di ogni ceto sociale e di ogni fede politica e religiosa, che vogliano partecipare all’opera di liberazione della patria e lottare per la propria emancipazione”. È ora che le Donne sfilino insieme ai Partigiani. L’idea stessa di democrazia è sempre incompiuta, sempre da conquistare!

La “rivoluzione partigiana” e la Liberazione sono la coscienza che la democrazia si può ri-conquistare e che dunque vale sempre la pena lottare e stimare la vita al suo giusto valore, giacché solo nell’imperfezione della democrazia e nella sua libertà si può costruire un futuro per i Paesi ed i Popoli. L’Italia “dell’avvenire” deve assolutamente sapere cosa accadde tra il 1919 e l’aprile del 1945. Ci si sta parando davanti un periodo storico che già si manifesta in tutta la sua drammaticità, tempi oscuri s’annunciano in ogni dove, sia per il contesto sociale sia per quello economico sia per le istituzioni democratiche. V’è la necessità, oggi come non mai da quel “tristo tempo”, di “ripensare noi stessi a partire dalla nostra storia e dalla nostra collocazione nel mondo”.

* Alessandro Del Monte – Coordinamento provincia di Fermo Articolo 1- MDP

Vivi il Centro, nuovi vertici per rilanciare Porto Sant'Elpidio

* Presso la storica sede di via Montegrappa, è stato passato il testimone del direttivo dell’associazione “Vivi il Centro”. La Presidentessa dimissionaria, Genny Cinesi, con non poca commozione ha salutato la sua carica augurando buon lavoro al nuovo gruppo che, subito dopo, è stato eletto. “Non c’è tempo da perdere!” è stata l’esclamazione che in coro, i nove componenti del nuovo direttivo, hanno ripetuto. La serata ha avuto come tema principale le votazioni e la scelta del nuovo Presidente. 
Si è discusso delle iniziative già intraprese dal direttivo uscente. Durante tutta la riunione, l’unica sensazione era quella di rinascita e, la forza di volontà sembra non mancare. Si è parlato di “Salotto della Calzatura”, di “Notte Bianca”. Si sono delineate le prime idee di strategie di marketing e incentivazione del centro. 
A capeggiare il nuovo direttivo sarà Samantha Sforza, titolare della pizzeria “Vecchia Porto”, scelta all’unanimità dai vari componenti del direttivo. 
Insieme a lei Pamela Piergentili del negozio Opium Abbigliamento, Francesca Della Valle di Epperò Abbigliamento Bambini, Anna Pancotto di Ottica Del Bianco, Valentina Sabelli di Erboristeria Il Germoglio, Carla Cerolini di Twill Abigliamento, Cristina Campanelli di Erboristeria Erbamedica, Luca Mandolesi di bar Taxi e Sara Marinangeli di Principe Umberto Abbigliamento. 
“Ci auguriamo collaborazione e partecipazione da parte di tutti i commercianti, soci e non. La grinta c’è e con essa la voglia di fare e costruire.” Afferma la neo Presidentessa Sforza. Sono già state fissate delle date per i prossimi incontri del direttivo per delineare un calendario eventi.
Vivi il Centro c’è ancora e… con una rinnovata voglia di creare. 
* Associazione Vivi il Centro

Market Place 9 / Il mercato chiude, che lo Street Spirit (Radiohead) vi accompagni

Ultima puntata con il Market Place, ma con Petra Feliziani (se volete ancora i suoi consigli musicali dal 15 aprile la trovate al Punto G di P.S.Elpidio) è solo un arrivederci, un cono gelato, una coppetta colorata e un gusto da scoprire sono già dietro l’angolo, non della piazza ma del lungomare. #Staytuned

petra scoperta


* Il mercato si sposta.Non quello reale. Settimanale. Delle piazze di paese. A pensarci, forse anche quello. Solo quello scritto. Questo.

E forse non sarà nemmeno un cambio drastico. Farà qualche metro e cambierà nome.

E forse sarà un po’ più dolce. E guarderà verso il mare. La spiaggia. E quello che la stagione estiva si porta.

Anche i cantieri si sono spostati lungo la battigia. E con loro le chiacchiere della lunga passeggiata serale infrasettimanale.

Tutto scorre e scorrerà. E come ogni anno la stagione che ci sta regalando così tanto sole da renderci ottimisti ci farà guardare oltre il torpore invernale che insieme al freddo ha portato paure e cambiamenti.

Il mare come uno specchio. Nel quale specchiarsi. E riflettere. Ma senza cadere.

Oggi la playlist sarà un po’ più introspettiva. E propone i Radiohead con la loro Street Spirit (da godere anche il video) e Moby con Extreme Ways. Ma anche Franco Battiato con Voglio vederti danzare. Perché bisogna ballare, sempre. Sotto il sole e la pioggia. Anche quando sembra di non saperlo fare.

E ricordate che oggi i piumini d’oca sono a metà prezzo.

*Petra Feliziani

Cna e terremoto, incontro con il Gal per conoscere i bandi da non perdere

La Cna Territoriale di Fermo, Fidimpresa Marche e il Gal Fermano Leader Scarl organizzano per il prossimo mercoledì 12 aprile, alle ore 9.30, nella sede CNA di Fermo (Via Salvo D’Acquisto 123), un incontro, rivolto a professionisti, imprenditori e chiunque sia interessato ad avviare una attività di impresa, in cui saranno illustrati contributi a fondo perduto disciplinati nei prossimi bandi emessi dal Gal Fermano. Il Dottor Sergio Spinelli del Gal presenterà le opportunità per la creazione di nuove imprese e il rafforzamento di quelle esistenti. L’incontro tecnico-informativo avrà una durata di circa 30 minuti, per cui agli interessati si raccomanda la puntualità.

Ricordiamo che i territori di operatività del Gal Fermano sono: Altidona, Amandola, Belmonte Piceno, Campofilone, Falerone, Fermo, Francavilla d’Ete, Grottazzolina, Lapedona, Magliano di Tenna, Massa Fermana, Monsampietro Morico, Montappone, Montefortino, Monte Giberto, Monte Rinaldo, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Montefalcone Appennino, Montegiorgio, Monteleone di Fermo, Montelparo, Montottone, Moresco, Ortezzano, Petritoli, Ponzano di Fermo, Rapagnano, Santa Vittoria in Matenano, Servigliano, Smerillo, Torre San Patrizio.

Destro ci crede: "Fermana a Pineto per un risultato importante"

In settimana abbiamo continuato a lavorare a ritmi elevati, mantenendo alti concentrazione e impegno. Il campionato, non mi stancherò mai di dirlo, non è ancora finito e nessun avversario ci regalerà niente di qui al termine. Il Pineto è una squadra forte e in salute, lo dimostrano numeri e risultati. Si tratta di una delle migliori compagini del torneo nella seconda parte di stagione. L'obiettivo della salvezza è praticamente raggiunto e sulle ali dell'entusiasmo i ragazzi di Mister Amaolo daranno il tutto per tutto e vorranno far bene con noi come hanno fatto con qualunque avversario.

Sono convinto che come sempre i tifosi ci saranno vicini e ci aiuteranno ad affrontare un impegno difficile contro una squadra tosta. Abbiamo bisogno del loro calore: il loro appoggio sarà fondamentale per far bene e portare a casa un altro risultato importante.

Market Place / 8 La piazza chiacchiera la musica si alza: Stop the train

petra scoperta


Stamane al bar della piazza, sorseggiando cappuccino e mordendo un cornetto ai cereali, si passa dai discorsi sui decessi di paese ai matrimoni imminenti. Noti e meno noti. Discorsi impepati da storie prese qua e la, sentite dire dall’amico di un parente che ha saputo che la cerimonia proprio così sarà.

E la piazza man mano si riempie di cincischiare e persone, in questa bellissima giornata di primavera. E tra poco, tempo un mese, il contenitore di chiacchiere e colazioni, lascerà il posto al lungomare ed alla sua fioritura, nel quale, intanto, colorati completi da jogging seguono i preparativi delle riaperture stagionali sulla spiaggia. Sarà tutto in ordine per il periodo di Pasqua? E chi riapre cosa? Ecco un altro giro di valzer che riempie le giornate del mercato, mentre si sceglie la via e la bancarella da percorrere.

Intanto i Subsonica con la loro Discoteca labirinto e qualche rimasuglio di musica del periodo universitario, riascoltato durante l’ultimo, recente viaggio in treno. La musica dei pendolari, la musica dei vecchi fuori sede, che tornando al paese per il week end ed i contenitori con i viveri di casa, accompagnava il viaggio verso quella, a confronto, semi-vuota piazza di casa, che ci si aspettava di vedere ad ogni ritorno. Sempre quella. Sempre li. Sempre la stessa. Oggi si va con Vinicio Capossela ed il suo Ballo di San Vito ed i 99 Posse con Stop the train. Che è sempre in ritardo. Le cuffie sono sempre nello zaino. Buon viaggio.

*Petra Feliziani

Market Place / 7 'A mano a mano' le cose cambiano

petra scoperta


* Ogni piazza ha la sua storia. Lunga o corta che sia. Ce ne sono di più antiche. Di quelle che raccontano di grandi passaggi, alcuni narrati nei libri di storia. Di quelle che a mano a mano ritrovano vigore. Di quelle che passano inosservate e di quelle che per forza di cose invece non lo fanno. Ma fa tutto parte dell’evoluzione, non della specie, ma di un continuo rinnovamento ai quali bisogna abituarsi.

Ognuno di noi la vive di più, la piazza, in un determinato contesto storico, poi, nel corso del tempo, mentre il tempo passa e nel frattempo le cose cambiano. Anche la fisionomia di un paese.

E se in un primo tempo il cambiamento sarà sulla bocca di tutti, il tempo scorrerà e piano piano tutto tornerà alla normalità. E le generazioni che verranno ricorderanno quello che era prima, guardando gli annali dei cataloghi di paese, o le storie dei genitori e dei nonni. È quello che succede sempre, è quello che sarà sempre. Perché così deve essere. Le tracce, quelle, restano. sulla bocca di tutti. E soprattutto nelle storie orali, tramandate di famiglia in famiglia.

A mano a mano. Il titolo di una canzone di Rino Gaetano. Ma anche Moby e la sua Natural Blues. Ed il suo bel video.

Ma oggi, con l’evoluzione della specie, qualunque essa sia, ci sta anche FatBoy Slim e la sua Right Here, Right Now.

Ora, finite di leggere le ultime notizie sul giornale, fate l’ultimo sorso di caffè, ed andate. In qualunque posto vi porti oggi la giornata.

*Petra Feliziani

Sindaco e vice: "Addio De Minicis, non fermeremo il tuo festival del jazz"

calcinaro testabassa
Sulla scomparsa di Stefano De Minicis, anima del festival “Jazz e non solo jazz”, il Sindaco di Fermo Paolo Calcinaro ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Un fermano innamorato di questa città che ha dato molto alla crescita musicale di Fermo. In questi momenti si prova una grande tristezza ma anche il forte desiderio di proseguire il percorso che aveva intrapreso per onorare la sua memoria”.
L’assessore alla cultura Francesco Trasatti: “Lo aspettavo a gennaio nel mio ufficio, come ogni anno, per iniziare a gettare le basi della prossima edizione della rassegna estiva. Sapevo che non si trovava in buone condizioni di salute ma mai avrei pensato a quanto è precipitosamente avvenuto. Rimarrà il ricordo di un appassionato e di un cultore del jazz che sapeva trasmettere, come pochi, questa passione agli altri e al pubblico per regalare a Fermo ed al territorio un evento di notevole spessore culturale. Saremo ben lieti di dare seguito, insieme alla sua associazione, a quanto ha costruito per continuare a diffondere la bellezza della musica jazz".

Market Place / 6 La primavera esplode nella 'descrizione di un attimo'

petra scoperta


* È primavera, svegliatevi bambini…Il controsenso per eccellenza. Perché se è vero che la primavera porta con sé le belle giornate e la voglia di uscire dal letargo, la realtà è che il cambio di stagione ha effetti soporiferi. Comunque, nonostante tutto, benvenuti nella primavera 2017. Ora siamo autorizzati a fare il cambio di stagione, a non indossare più i piumini pesanti, ad acquistare, per chi non ha iniziato a gennaio, coprispalla leggeri.

E poi, non si hanno più scusanti per la dieta causa prova costume. Se fino a un mese fa la località di Sassotetto/Sarnano era per i locali divenuta la Cortina d’Ampezzo de noantri, ora è il lungomare il protagonista indiscusso delle domeniche marchigiane. Dai Wham ai Righeira. Trucco e belletto anche negli scatti social. Il mare si veste di azzurro e la spiaggia prende forma. Come un Viandante in un mare di nebbia, ma senza nebbia, tutti guardiamo all’orizzonte, assorti. Un po’ di posa per gioco, guardiamo al mare forse pensando all’anno che ci sta attraversando.

Intanto la vita scorre, tra gossip senza forma e notizie talmente serie da non farci più caso. Perché ormai ci abbiamo fatto l’abitudine e preferiamo bypassare, pur sapendo che torneranno a ricordarci che tutto cambia in fretta, senza sapere come andrà a finire. Politica, economia, finanza, cronaca. Sembra sempre cambiare tutto ogni giorno, sembra sempre non cambiare niente ogni giorno.

È primavera, i vecchi palazzi si apriranno a nuova luce e le piazze si coloreranno di fiori. Le sale dei cinema pian piano si svuoteranno mentre riapriranno gli stabilimenti balneari. Da mesi ormai si fanno pronostici sulla stagione estiva che sta per arrivare, tra la paura degli effetti del sisma e la promozione martellante che dice di non usare questo termine vicino a quello turistico. Che fretta c’era, maledetta primavera, recita una vecchia canzone di Loretta Goggi. Tanto, ogni anno deve arrivare. Con i suoi capricci di stagione.

Intanto un po’ di musica classica, con il passaggio da Le quattro stagioni di Vivaldi. Scontata si, ma sempre di moda. Per stomaci un po’ più forti, oggi lo chef consiglia Red Right Hand di Nick Cave che però bilanciamo con un bel pezzo di repertorio televisivo italiano, di quelli che hanno fatto storia. Se avete tempo, aprite il pc, digitate TecheRai e sollazzatevi con il Tarzan di Sandra e Raimondo. E se vi va una citazione più recente e della buona musica, Valerio Mastrandrea e Paola Cortellesi ne La descrizione di un attimo dei primi Tiromancino, hanno lasciato un segno. E ricordiamo che oggi, la promozione tre per due è sugli slip di filanca.

*Petra Feliziani

Simoni: "Tutti allo stadio per una grande domenica"

fermanagolrecanatese

* Domenica Fermana – Matelica sarà una bella sfida e una emozionante giornata di Sport. Siamo consapevoli che sarà un impegno difficilissimo. I biancorossi sono una squadra molto forte, la migliore sulla carta, costruita per dominare questo campionato.

La Fermana in questi mesi ha dimostrato il suo valore in campo, meritandosi ben otto punti di vantaggio. I piedi vanno tenuti ben saldi per terra, mancano tante partite alla fine del campionato, ma è innegabile che siano un bel bottino. Ciò che sinceramente mi auguro è che noi tutti appassionati dei colori gialloblù potremo assistere domenica ad una partita giocata all’insegna della sportività, sia in campo che sugli spalti, e che ci sia una terna arbitrale all’altezza della situazione.

Ringrazio le contrade del Palio dell’Assunta e il tifo organizzato che in questa occasione ci hanno aiutato ad agevolare la vendita biglietti, così come l’Associazione Solo Fermana e tutti i tifosi gialloblù che ci sono sempre vicini. Questa settimana alcuni dirigenti e giocatori si sono recati presso le Scuole e i Settori Giovanili cittadini per incontrare i ragazzi e invitarli domenica a vedere la partita.

Questo è molto importante perché serve ad avvicinare i ragazzi e le famiglie oltre che al calcio anche allo sport in genere. Domenica saremo di certo in tanti: dagli spalti non mancherà l’incitamento per i nostri giovani favolosi, che con il Mister, la Società e tutto l’ambiente, hanno formato un gruppo forte e compatto. Sono sicuro che tutti lotteranno dal primo fino al novantesimo minuto ed oltre per regalarci un’altra grande soddisfazione.

* Umberto Simoni, presidente della Fermana Fc

Market Place / 5 Kong e La bella e la bestia, esorcizzare il male integrandosi

petra scoperta


* Liquida. La nuova generazione così viene definita. Relazioni, rapporti umani, vita. L’interfaccia è cambiata. Non è quasi più umana, non ha caratteristiche fisiognomiche. I nativi digitali non ricordano, non conoscono la vecchia scuola. Musicassette e Vhs. Musica e film.

Anche le telenovela e soap opera hanno un altro aspetto. Il monitor non mostra più immagini sgranate.  E i telefilm? Non ne parliamo. Noi siamo cresciuti con la censura. Gli sbudellamenti ancora non ci appartenevano completamente. A noi, cresciuti a pane e Goonies.

Nell’era in cui non si registrava si prendeva appuntamento con la tv per la puntata settimanale di Twin Peaks ed XFiles. Ah. Bei vecchi tempi. Dove il cellulare lo aveva uno su cinque nella comitiva di amici e le cabine telefoniche della Sip abbellivano la piazza di paese, che non era tanto diversa da quella che è adesso, ma che comunque sembrava bellissima. E grandissima. Ricca di possibilità. Quali non so dire ora, ma sembrava enorme, spaziosa nell’anima. Presente ogni giorno nei pensieri fino al sabato dell’uscita pomeridiana.

Piazza, bella Piazza, recita una bella canzone di Claudio Lolli, anche se la sua (Piazza Grande a Bologna), era un po’ più grande.

Rapporti umani. Solo questo. E pizza al taglio. Intanto, nel marasma televisivo odierno, tra una scena del crimine e delle casalinghe disperate, il cinema propone il confronto con l’altro. Che sia uno scontro per l’appartenenza e l’esorcizzazione del male che è Kong o la spinta verso l’integrazione razziale che è La Bella e la Bestia, di melting pot si parla.

E in questo viaggio fra l’intercultura, perché non metterci il film Freaks (Tod Browinng, 1930). Qui nessuno è escluso. Infine, un bel viaggio musicale verso la psichedelia degli anni sessanta ci sta tutto, in questo che è un ritorno al passato di  molti. I Jefferson Airplane vedevano un White Rabbit, mentre poco dopo Iggy Pop era un Passenger in questo mondo che ora è alla portata di tutti e dove tutti si conoscono. Almeno di Profilo (Fb!) Ah, Piazza, Bella Piazza!

*Petra Feliziani

La Ricciatti porta il caso Zeis al MIse

* "Qualora le parti ne facciano esplicita richiesta, il Ministero dello Sviluppo economico è disponibile ad attivare un tavolo di confronto per esaminare le problematiche sollevate e procedere alla individuazione degli strumenti più idonei alla salvaguardia dei livelli occupazionali della società Zeis Excelsa".
È quanto emerge dal question time in Commissione attività produttive della Camera, proposto dalla deputata Lara Ricciatti (Movimento Democratico e Progressista).
Ricciatti, a seguito dell'incontro tenutosi lo scorso sabato 4 marzo a Montegranaro (Fermo), dove si è tenuto un Consiglio comunale aperto per affrontare le problematiche del settore manifatturiero, ha raccolto le preoccupazioni dei lavoratori della Zeis Excelsa portando il caso in parlamento e chiedendo un intervento diretto al ministero dello Sviluppo economico.
 La società calzaturiera di Montegranaro, proprietaria di marchi prestigiosi quali Dirk Bikkembergs, Cult, Docksteps, Virtus, Sonora, Kids, ha deciso di rivedere il ruolo produttivo dello stabilimento di Montegranaro, siglando lo scorso aprile un accordo con le organizzazioni sindacali per contratti di solidarietà, attivi sino al 31 marzo 2018.
I lavoratori e le organizzazioni sindacali sono fortemente preoccupati per la situazione di incertezza che grava sul futuro dell'attività produttive nello stabilimento marchigiano, date le intenzioni più volte espresse dalla proprietà di cambiare modello di business e delocalizzare le attività produttive in Marocco, Albania e Cina.
Il Mise ha chiarito che la vicenda risulta attualmente affrontata a livello esclusivamente locale e che ad oggi non sono pervenute richieste formali al Ministero, né dalle organizzazioni sindacali né dalle istituzioni locali.
"Mi auguro che gli attori di questa vicenda vogliano cogliere questa opportunità di confronto offerta dal Mise - ha commentato Ricciatti - per affrontare per tempo la situazione e per avere maggiori margini nell'individuazione di soluzioni in grado non solo di salvaguardare i livelli occupazionali, ma di ripensare strategie produttive che coinvolgano in pieno il distretto fermano.
* Lara Ricciatti, deputata

Crisi del calzaturiero: Montegranaro c'è, parola di Liberi per Montegranaro

montegranaro

* Il Direttivo dell'Associazione Civica – Culturale di “Liberi per Montegranaro” esprime totale apprezzamento per l'importante iniziativa intrapresa dall'Amministrazione guidata dal Sindaco Ediana Mancini con il consiglio comunale aperto di sabato scorso, che ha approvato all'unanimità un delicato ordine del giorno per un sostegno attivo al distretto calzaturiero.

Dopo diverse settimane di utile e proficuo dibattito insieme ai rappresentanti delle categorie produttive ed al mondo sindacale, con il coinvolgimento dei capigruppo di tutte le forze presenti in Consiglio Comunale, si è avuto un confronto molto ampio e variegato, che ha fatto registrare ben 25 interventi nelle 4 ore di seduta. Seppure da posizioni diverse, è emersa la grande preoccupazione da parte di tutti gli intervenuti, per lo stato di crisi del distretto fermano-maceratese con circa 30.000 addetti e con aziende storiche in oggettiva difficoltà. Non si è assolutamente trattato di una vetrina per nessuno, gli esponenti di “Liberi per Montegranaro” presenti sui banchi consiliari, hanno deliberatamente scelto come tanti altri colleghi di non intervenire, per non togliere tempo prezioso ad autorevoli interlocutori, con gli intervenuti che hanno fornito dei preziosi contributi, offrendo la disponibilità, a partire dai rappresentanti del mondo universitario, a far quadrato, per rappresentare al meglio in ogni sede nazionale ed europea le legittime istanze dei nostri imprenditori ed artigiani.

Dispiace, purtroppo, constatare, che in un momento così delicato, dove l'unione fa la forza, e dove tutti hanno dato dimostrazione di avere più a cuore le sorti delle aziende ed il lavoro, anziché gli interessi di parte, qualcuno è più interessato alla polemica spicciola, cercando di gettare discredito sull'ottima iniziativa, accampando dei pretesti risibili, come quello dell'ordine degli interventi. Tutti coloro che hanno chiesto d'intervenire, hanno potuto esprimere il proprio pensiero, certo è, che dopo le relazioni illustrative del Sindaco e dell'assessore preposto Beverati, ben esaustive ed affatto lunghe, il primo consigliere a parlare dopo il Prefetto ed i 3 relatori del mondo economico ed universitario è stato il consigliere Gismondi.

Noi non interveniamo nel merito dell'intervento, ma riteniamo poco rispettoso della platea e degli ospiti presenti al Teatro “La Perla”, la pronuncia di una brutta ed inutile parola, pronunciata in un passaggio del suo intervento, così come riteniamo del tutto fuori luogo la sterile polemica finale, con il rifiuto d'intervenire intorno alle ore 13;00 del consigliere Lucentini. Ebbene, ci sono stati interventi di senatori, consiglieri regionali e del presidente della Camera di Commercio a cavallo fra le 12;30 e le 13, cosicché, non c'era nulla di male, se gli interventi dei consiglieri Pavoni e Lucentini, prima dell'ultimo breve passaggio a conclusione dei lavori dell'assessore Perugini in rappresentanza della Presidente, si fossero regolarmente svolti, dopo aver sentito i diversi punti di vista dei rappresentanti del mondo produttivo, sindacale, associazionale, politico ed universitario.

E' utile per tutti, far tesoro di quanto emerso dall'utilissimo confronto, non disperdendo quanto di buono è venuto fuori, insieme alle disponibilità dimostrate dagli interlocutori ad ogni livello.

* il direttivo di “Liberi per Montegranaro”

Market Place / 4. Quegli spot fantastici che non dicono nulla

petra scoperta


A chi non è toccato almeno uno dei malanni stagionali? A detta degli esperti, ma anche dei meno, l’influenza e il virus hanno colpito gran parte delle famiglie italiane. Pacchetto completo, dal capofamiglia al baby all’asilo (deserto per alcuni periodi). Nessuno esente. Compresa la sottoscritta. Che, costretta qualche giorno a letto, ha subito il palinsesto televisivo, che per l’occasione ha fatto da sottofondo a spasmi e deliri.

Dato positivo: ci siamo rimessi in pari con l’aggiornamento sui nuovi spot televisivi. Che ho sempre considerato, non tutti ovviamente, delle brevi opere d’arte. È il 1993 quando una giovane e semi sconosciuta Charlize Theron calcava la scena del famosissimo Spot della Martini, rimasto nella memoria di molti per svariati motivi, ma che oltre questi, portava con se una cultura cinematografica di livello più alto. Sono passati più di venti anni e ritroviamo la stessa protagonista oggi in alcuni spot di grandi marchi di profumeria. Fascinosi, curatissimi, patinati, studiati, a volte alternativi. Lei non è l’unica protagonista.

In altri spot di altre marche profumiere, Julia Roberts e Jhonny Depp. Ancora affascinanti, ricchissimi spot che inneggiano ad essere alternativi (ma di alto livello!). Eppure, in tutta questa maestosa bellezza, a volte, il senso del tutto non si capisce proprio. Che cosa vorranno dire? Sproloqui, monologhi, voci fuori campo. A volte le immagini e le parole differiscono completamente dall’oggetto in questione. Il profumo. Ma è tendenza. Quella di realizzare piccoli gioielli visivi. Che esulano completamente dal messaggio.

Eppure, assolutamente da non sottovalutare la forza e l’importanza di tanto esercizio cinematografico e della genialità. Dai quali, davvero, escono dei bijoux. Non mi soffermo sullo spot natalizio di H&M o in quello della Campari. Con, nel cuore, quelli della Levi’s degli anni della gioventù.

Ora possiamo sorridere con le arguzie non troppo sottili della Amazon Prime o godere delle immagini degli spot dell’Enel. Colonna sonora compresa. Che non va mai sottovalutata. Piuttosto prendete appunti. Da Cher e Sonny Bono con “Little man” a French 79 con “Diamond Veins”.

Ma sugli spot, questo piccolo grande mondo creativo, bisognerà tornare, tanto è vasto e vario l’argomento. Nel frattempo sul grande schermo un film sulla più famosa first lady americana “Jackie” e l’ultimo di Ozpetek “Rosso Istanbul”.

Infine, le parole degli spot Ikea, adorabili nel loro tentativo di capovolgere il mondo ordinato e pulito delle case italiane. Eh si: SORPRENDITI OGNI GIORNO.

Perché tanto, farlo, non è difficile.

*Petra Feliziani

Melchiorri, Confindustria: "Un solo tavolo per il Fermano, ma con più spunti"

Giampietro Melchiorri 2

Dopo il Consiglio comunale aperto sulla calzatura di Montegranaro, due editoriali, il nostro e quello pubblicato sul Carlino, hanno sollevato ‘dubbi’ sulla unitarietà d’azione. A chiarire la situazione è uno dei protagonisti primari, il numero uno di Confindustria.

* Non sminuiamo un percorso importante, per certi versi rivoluzionario di questo territorio. Il tavolo per lo Sviluppo del Fermano è uno. Ci sono tutte le associazioni e i lavoratori. Ma non va mai dimenticato un aspetto: un albero non nasce albero, stiamo seminando.

I primi tre incontri per il tavolo dello sviluppo sono preparatori per arrivare a quello che il territorio si aspetta. Noi abbiamo avviato un tavolo che diventi il riferimento dei politici, che quindi entreranno passo dopo passo.

Abbiamo un programma ben definito tra associazioni di categoria e sindacati riuniti sotto il cappello della Provincia guidata da Moira Canigola. Ma all’inclusione totale ci dobbiamo arrivare a step. Questo tavolo, però, non va confuso con altri iniziative. Non esistono più tavoli. Il consiglio comunale, come quello a Montegranaro, può essere una appendice, un aiuto a questo tavolo che non parla solo di calzaturiero ma di tutto il sistema economico. Non vanno veicolati messaggi sbagliati. Ci siamo dati una scaletta. Si è partiti dalla preparazione dei punti da trattare. Ogni volta i nodi protagonisti diventano le priorità. Siamo partiti dalla rappresentanza della Camera di commercio e dal ruolo, pesante, dell’Inps, ma è un inizio.

Il tavolo per lo Sviluppo è la benzina per poter poi convocare gli Stati generali. Ma possono essere un momento, l’operatività di un luogo dove si ritrovano tutte le categorie non è replicabile. Dobbiamo solo farlo crescere, coinvolgendo, per esempio, quando necessario il Centro Studi Carducci e trovando con la Politica il dialogo più efficace, sapendo che non mancheranno le critiche al nostro lavoro, anche dalla stampa che considero uno stimolo per riflettere su quello che facciamo e che magari, troppo spesso, non riusciamo a far comprendere appieno.

* Giampietro Melchiorri, presidente Confindustria Fermo


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Fermana, invasione di gioia in sala stampa

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