09222018Sab
Last updateSab, 22 Set 2018 11am

facebook gplus 32 twitter  RSS icon

VTEM Banners

Editoriali

Ricostruzione: più parole che ruspe nel post terremoto

raffondinocolori

* Due anni fa la mia notte venne scossa alle 3.36 mentre dormivo a Montegallo. Tremava tutto, ma soprattutto fu il ruggito del sisma a entrarmi nelle orecchie. La corsa fuori di casa e davanti decine di persone, chi con i bambini in braccio, chi con le prime due cose che aveva trovato tra le mani. E per terra i primi segni, indimenticabili, di quella scossa: pietre e pezzi di camini, fino a che non sono crollati i muri.

Due anni dopo sono di nuovo a Montegallo. Per strada le macerie non ci sono, ma venti centimetri distanti dal bordo dell’asfalto, i mucchi sono sempre gli stessi di due anni fa. Tranne che in qualche punto, dove le demolizioni hanno raso al suolo la storia di intere frazioni. La gente non è più quella, non ci sono quelle decine di persone, perché in pochi hanno avuto la fortuna di avere una casetta e ancora meno hanno avuto il coraggio di costruirsi una capanna abusiva o posizionare un vecchio furgone in stile roulotte nel giardino fuori dalla casa lesionata.

Eppure in tanti sono pronti a ricostruire. Ci sono progetti, ci sono i soldi, almeno così si racconta sempre a ogni intervento politico, ci sono anche le norme. Ma non c’è purtroppo una sola ruspa che abbia come obiettivo costruire e non abbattere: sono tutte spuntate. Tutto fermo, questa è la realtà. E sentirsi dire ogni volta da chi comanda che “abbiamo messo miliardi, abbiamo dato un tetto a tutti, abbiamo portato via le macerie” fa male. Perché la gente chiede altro. E lo chiedono i sindaci e lo chiedono gli imprenditori e lo chiedono gli anziani che per la maggior parte popolavano i Sibillini.

Oggi Montegallo, ma vale per Pieve Torina o Ussita, è un gruppo di casette e un’area commerciale, non è più una comunità. Tanti sono gli sfollati del sisma, perché le case sono rimaste ferme ai puntellamenti. Bravi, come sempre, nell’emergenza. Incapaci nell’azione successiva. Paura della corruzione? E allora, piuttosto che due amministrativi in più a pensare cavilli, mettiamo finanzieri e carabinieri in mezzo ai cantieri ma facciamoli lavorare.

Dare potere alla base in questo momento è fondamentale. La centralizzazione ha forse garantito pulizia nelle azioni, ma anche stallo, inefficienza e quindi delusione, rabbia e sofferenza. “Fateci morire a casa nostra” dicono le signore di Arquata. “Fateci vivere a casa nostra” dicono i giovani di Amandola. Non c’è differenza alla fine, entrambi vogliono una casa. Vera però, non di compensato.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

 

VTEM Banners
VTEM Banners
VTEM Banners

Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

Bookmakers bonuses with www gbetting.co.uk site.