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Editoriali

La burocrazia resta senza tetto

raffondinocolori
vigilecrollo

* Caccia al responsabile. Ma per favore, evitiamo prese di posizioni politiche. Il punto è molto semplice: capire come fa un tetto nel 2018 a crollare sopra i banchi di una classe. Probabilmente emergeranno responsabilità multiple, basta che tutto non venga riassunto in un “non si poteva capire”. Perché ormai esistono strumentazioni che sono in grado di trovare una pulce sotto tre metri di macerie, figuriamoci se non rileva la staticità di una trave, che però non aveva mai dato segnali visibili.

La questione è diversa e deve far riflettere, ma pare che non sia la prima qualità di chi sta in Parlamento, sulla questione manutenzione. Oggi la “non tragedia” fa riemergere il problema degli istituti scolastici. Sicuri o non sicuri, sono edifici che se nuovi hanno 50 anni, altrimenti oltre un secolo come nel caso del Montani, glorioso istituto tra i primi d’Italia.

Il post sisma aveva fatto accendere un faro su tutte le strutture. Il Governo aveva stanziato centinaia di milioni di euro per poterle rifare, ancora prima che rinforzare. Ma quella pioggia di milioni è stata seppellita sotto la burocrazia e pure chi corre perché bravo, come la Provincia di Fermo che ha già chiuso un paio di definitivi, a quasi due anni è ancora lontano dal via dei lavori. Figuriamoci altre realtà. Non è questo il modo di affrontare l’emergenza: dare soldi, ma poi bloccare gli strumenti è quanto di peggio si possa fare. Si illudono studenti e famiglie e poi si lasciano in un limbo fatto di insicura sicurezza.

Dopo questo nuovo crollo, con l’immagine delle macerie che schiacciano sedie e banchi che ha fatto il giro dell’Italia, ripartiranno i controlli, gli allarmi, le promesse. Ma sempre in quelle aule ci entreranno gli alunni, i docenti e il personale Ata, quel che questa mattina è rimasto saldo al suo posto, al contrario di tutti gli altri spostati in aree più sicure.

Servono garanzie, servono certezze, serve un Governo che sblocchi le norme e serve che almeno quanto finanziato sia costruito. Dal liceo Classico nuovo alla Betti. Per non parlare del Montani e dello Scientifico per cui la Provincia ha chiesto e ottenuto dieci milioni di euro per il miglioramento sismico, che avrebbe significato anche un nuovo tetto.

Se poi, invece, emergerà che chi ha redatto le schede Aedes un anno fa e chi fa i sopralluoghi ogni anno non si è accorto di un problema già in essere, allora si punisca. Ma siccome la caccia alle streghe non ha mai portato a nulla fuorché roghi improvvisati, la politica faccia il suo dovere e senza attaccarsi si compatti e blocchi le norme. Riceveranno solo applausi, anche dalle imprese pronte a lavorare. Se del territorio ancora meglio. Ma qui saremmo al colpo di genio e forse è chiedere troppo. Come chiedere troppo è ridare personale e risorse alle Province dopo avergli lasciato le funzioni.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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Crolla il tetto su una classe dell'Iti Montani: vigili del fuoco in azione

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