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Editoriali

Turismo possibile: sconfiggere la logica del bar

raffondinocolori

* “Ma quanti appuntamenti. Incredibile, da noi non c’era nulla per questo lungo ponte”. Parole da turista, ma anche semplicemente da ascolano, se non ci si vuole spostare fino a Pesaro. Parole dette da chi, cercando online qualcosa da fare a cavallo del Primo maggio, si è imbattuto negli appuntamenti della piccola provincia. A memoria, difficile ricordare tante iniziative concentrate in così pochi giorni. Intelligente la scelta, perché questo è stato il primo vero ponte e sarà anche l’ultimo così lungo in vista dell’estate. I turisti, i curiosi, andavano conquistati subito. Il Fermano si è tirato a lucido. Tanti e diversificati gli eventi organizzati, tanti e sempre più spesso apprezzati da chi vive al di fuori dei confini locali.

Solo così, raccontando il territorio e caratterizzandolo, si può vincere la sfida del rilancio di questa fetta di territorio che viene segnata ogni settimana da una scossa o da una tragedia. Si passa da un omicidio al suicidio di uno sfollato, che a problemi personali aveva sommato il dramma del vivere senza la sua casa e la sua attività. Li chiamano ‘omicidi di Stato’ sui Sibillini, di uno Stato che a quasi due anni dal sisma non ha ancora alzato un muro nelle case danneggiate e ancora sta consegnando casette di legno.

Il Fermano, in questo contesto complicato e pieno di salite, cerca di ritagliarsi un ruolo da protagonista. Non ha molto più di altri posti da offrire, per cui può solo cercare di farlo in maniera migliore. Se l’arte è ormai di casa a Fermo, il divertimento deve trovare nella costa il suo degno luogo. L’emblema è Porto Sant’Elpidio, una città di 27mila abitanti che il primo maggio triplica i suoi residenti ma che riesce a incassare critiche perché un angolo della città non è stato invaso come il centro. È la logica del bar, quella in cui tutto deve essere a portata di mano. In un angolo il caffè, nell’altro l’amaro, sulla sedia il giornale, a due metri il bagno e magari il posacenere.

La logica del ‘mio bar’. Perché poi tutto questo lo offre anche il locale a due chilometri, ma il mio è più bello. Solo che una città non è un bar. Ha dei punti di forza e su quelli costruisce il futuro. Ma è difficile farlo capire a chi trasforma tutto in bagarre politica, in un semplicistico ‘io farei meglio’. Che poi il meglio non lo ha ancora mai raccontato nessuno. Figuriamoci creato.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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