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Editoriali

Un voto per il territorio

raffondinocolori

* E voto sia. Con la speranza che almeno vadano in tanti al seggio. Pare banale dirlo in un Paese che a livello europeo era invidiato per la sua partecipazione, ma la disaffezione alla politica ha sempre più allontanato le persone dalle urne. E dire che il voto è una delle poche vere maniere che ha un cittadino per incidere sul suo futuro, decidendo chi merita di rappresentarlo nelle stanze dei bottoni.

Se vale a livello italiano, vale ancora di più dal punto di vista locale. Restare senza rappresentanza sarebbe una perdita enorme per questa piccola provincia. Guardando la composizione delle liste elettorali, infatti, chi ha più da perdere dal punto di vista della rappresentanza è proprio il Fermano. Perché, da un punto di vista di reali possibilità, sono solo tre i nomi locali che potrebbero finire a Roma. Uno è certo, il senatore Francesco Verducci, due se la giocano sapendo di dover prendere un voto più del proprio avversario: Paolo Petrini, Pd Camera, e Graziella Ciriaci, Forza Italia Senato. Per il resto, è un trionfo di maceratesi e piceni. Che sarà anche vero che le Marche sono una regione al plurale, ma poi quando bisogna fare i conti, la carta d’identità, con comune e provincia di appartenenza, pesa eccome.

Il Fermano, del resto, lo ha provato negli ultimi due anni, da quando è riuscito a mettere un esponente di peso dentro la Giunta della Regione Marche, garantendosi con Fabrizio Cesetti l’assessorato al Bilancio. Pioggia di milioni per la provincia, e tanti altri da incassare, se solo si votasse più spesso.

Ora, ritrovarsi con il solo Verducci sarebbe un suicidio politico. Quindi il voto è libero, ma mai come questa volta potrebbe avere una logica territoriale. Che è anche quella di dire, speriamo che la Lega vada così bene che alla fine entrerà pure Mauro Lucentini. Ma qui, come nel caso di Buondonno al Senato, della Ricciatti alla Camera per LeU e della Andrenacci tra i 5 Stelle, entriamo nel calcolo quasi impossibile del mondo proporzionale.

Quando il sindaco di Fermo dice ‘rischiamo un impoverimento territoriale’ avrebbe dovuto avere la forza di dire qualcosa di più e sbilanciarsi in un votiamo per il territorio. Avrebbe mantenuto la sua indipendenza di colore, ma avrebbe dato un messaggio di possibilità e non di rassegnazione a una legge, e alla scelta delle candidature, che palesemente penalizza il Fermano, già duramente colpito dall’organizzazione dei collegi che l’hanno smembrato, come se in realtà la provincia di Fermo neppure esistesse.

Una prova difficile per gli elettori fermani, mai come questa volta indecisi tra le proprie idee e il possibile vantaggio collettivo. Sempre che poi, chi va a Roma, rappresenti davvero chi lo ha eletto. E su questo i parlamentari uscenti in campagna elettorale un esame di coscienza in più se lo sarebbero anche potuti fare. Ma prima di ammettere un errore, in politica si preferisce finire fuori dai binari. E a quel punto, non deraglia solo lo scranno, ma anche chi si rappresentava.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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