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Editoriali

Una sola parola nella letterina di Natale: dialogo

rafsitorossa

Ci sarebbero tante cose da scrivere nella letterina di Natale. Ci sono gli ammortizzatori sociali, ci sono le strade, ci sono i nuovi ospedali, ci sono scuole migliori, ci sono i Sibillini da rilanciare, ci sono i bilanci da far quadrare, ci sono i problemi quotidiani e ci sono le speranze che per molti diventano preghiere.

Ma una sola cosa non dovrebbe mai mancare. Ed è quella che musulmani e cristiani hanno ricordato con un microfono in mano parlando davanti a trecento ragazzi davanti all’ingresso dell’Ipsia, la scuola che sforna artisti di ogni livello e tipologia. “Caro babbo Natale, donaci il dialogo”. O forse la forza di dialogare, o la pazienza, o il desiderio, o la necessità. Si può declinare in diversi modi dialogare e si può abbinare con tante parole il sostantivo dialogo.

Il risultato è sempre lo stesso: conoscenza e integrazione. Che alla fine significa accoglienza e pace. Che parole grosse e abusate, direte. Ma che parole sincere quelle dette dai rappresentanti dell’Imam, Mohammed El Fanni e Hassan Srhir, e dal parroco don Giordano, che rappresentava in tutto e per tutto il nuovo vescovo Pennacchio. Sentirle pronunciare nel cortile di una scuola superiore, da dove escono gli elettori di oggi e i lavoratori di domani, è un bel segnale.

Perché tornando a casa, fosse anche solo per il sole che li ha baciati mentre stavano seduti, tutti loro ricorderanno che Maometto e Gesù sono figli della stessa luce e che la diversità è la base della conoscenza e dell’amore. Insomma, babbo Natale, che dialogo sia. Se poi porti anche strade, scuole, palestre, posti di lavoro e magari anche una redazione bella e piena di bravi giornalisti con cui lavorare, nessuno si lamenterà. 

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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