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Editoriali

Tra Neri e solidarietà, se tutto è dato per scontato

rafsitorossa

Neri Marcorè con in mano il picchio d’oro è l’immagine con cui si chiude il 2017 delle Marche. Giusto, sbagliato? Sgomberiamo il campo dai dubbi: giusto. È ricco Neri, è famoso Neri, ma non per questo era scontato che fosse anche impegnato socialmente. Cosa c’entra l’attore di Porto San t’Elpidio con le Sae, alias casette, non consegnate? Cosa c’entra con le ruspe che ancora non abbattono gli edifici destinati a diventare macerie? Cosa c’entra con le norme sulla ricostruzione post sisma scritte da Errani, modificate dalla De Micheli e applicate a corrente alternata dalle Marche?

Questo è uno dei problemi delle Marche. Plurali e invidiose, sospettose e poco inclini a farsi valere fuori dai quattro confini, corti e impervi che la caratterizzano. L’incapacità di trasformare una occasione in un volano, incapaci di realizzare che l’immagine oggi conta quanto la sostanza, almeno in certi campi. E Marcorè di immagine ne ha portata tanta. Prima low cost con i suoi corti che hanno promosso lo slogan #destinazionemarche dopo la campagna mondiale di Dustin Hoffman. Poi con RisorgiMarche. Facile, dicono alcuni, tanto conosce tutti. E allora, poteva andarci a mangiare una pizza e invece ha portato Fabi e Silvestri, Mannoia e Gazzè a spasso per i Sibillini. Quelli devastati dal terremoto, ma sempre splendidi.

Ha creato un format che poteva limitarsi a essere una campagna mono spot per la regione, e magari anche per il suo ego, e che invece verrà bissatà il prossimo anno. E quello dopo ancora. Perché per risorgere serve tempo, sta alla politica ridurlo, non certo a Marcorè che non ha in mano una cazzuola e non guida un motopicco, ma se guardiamo bene dietro quel sorriso beffardo con cui sa imitare i personaggi più strani c’è nascosta una parola che in troppi, soprattutto i webeti, dimenticano: solidarietà. Il che significa dare quel che si può per le proprie possibilità. Lui è famoso, è un attore, è un conduttore e porta spettacolo. Che è gioia, che è coinvolgimento, che è immagine. Che è, come le luci di Natale accese in paesini terremotati, vedi Falerone, il simbolo di quella resurrezione cristiana che poi in fondo piace a tutti. Proprio a tutti.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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