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Editoriali

Dal carpe diem al bianconiglio, la disintermediazione della realtà

Raffaele auricolari
megafono

Non c’è tempo per parlare nell’era dei social. Non c’è tempo, perché si sceglie la strada più corta per far arrivare un messaggio. A ogni livello siamo di fronte a un processo di disintermediazione che sembra ormai inarrestabile.

Sono stati definiti “inopportuni” gli alunni del Carducci di Fermo che hanno protocollato una lettera sullo stato in cui versa il tetto della scuola. Inopportuni perché quella lettera nel giro di pochi minuti l’hanno fatta finire sui giornali, web e cartacei. Hanno scelto di non dialogare, di non dare tempo. Ma hanno raggiunto lo scopo, i lavori, per cui difficile pensare a un ripensamento per il futuro. Saranno anche stati inopportuni, ma in fin dei conti non fanno che seguire gli esempi, proprio come si impara a scuola, dove ci si forma una propria coscienza civica, e i ragazzi l’hanno dimostrata mettendoci la faccia e non muovendosi in maniera anonima.

Esempi arrivano dalla politica, di ogni livello, dove la disintermediazione porta i sindaci a parlare direttamente con i cittadini sui social, bypassando i media e quindi il tempo della riflessione. Disintermediazione è la piazza virtuale in cui tutti si sentono liberi di dire quel che vogliono perché non c’è confronto, c’è solo affermazione. Quella che ti fa alzare dalla tastiera con l’impressione di avere contribuito. Ma a chi o a cosa se non al proprio ego, non è chiaro.

Ma c’è disintermediazione anche nel mondo economico dove si organizzano tavoli istituzionali e di sviluppo, dove si prendono appuntamenti con le associazioni di categoria, dove si dovrebbe affrontare compiutamente un problema enorme come la crisi del calzaturiero, poi però si sceglie il titolo di giornale, la chiusura di uno stabilimento o quella di tanti altri, annunciata senza dettagli, ma pensando al semplice ‘almeno lo diciamo noi e non un altro’, che aiutino a capire. Non può essere questo il ruolo del sindacato, che deve proteggere il lavoratore e non allarmarlo togliendo certezze senza avere una strada concreta di soluzione che vada oltre le macroeconomie nazionali.

Per non parlare dell'informazione con l'online che fa volare contenuti non sempre verificati, ma soprattutto con i social che fanno credere di sapere senza in realtà capire cosa si ha davanti, visto che il sistema ci profila e ci dà quello che ci piace, per farci sentre protagonisti anche di quello che leggiamo. 

Tutto e subito, possibilmente senza qualcuno che ci faccia pensare e riflettere. Tempus fugit al posto del carpe diem che non era la ricerca della velocità, ma il valore dato al tempo che non andava sprecato. Qui siamo più ad Alice nel paese delle meraviglie con il bianconiglio che ha fretta e dimentica troppe cose. Cose che per i disintermediatori sono i cittadini, quelli che si abbeverano da questa comunicazione drogata di velocità che dimentica l’informazione.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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