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Editoriali

Ospedale, futuro radioso. Ma il presente è caldo e senza ventilatore

Raffaele auricolari

Fermiamoci un attimo a riflettere su quello che abbiamo, prima di pensare a quello che avremo. Ancora di più quando si parla di sanità. Una telefonata e lo sfogo di un fermano: è morto mio padre. Di per sé potrebbe rientrare nei drammi umani personali, ma gli ultimi giorni della sua vita si sono intrecciati con la sanità.

Che vive di due parti: la prima è strutturale, la seconda è umana. Perché è innegabile, anche il miglior medico non può trasformare un posto angusto in un paradiso. È andata così nel reparto di medicina, dove dottori e infermieri hanno svolto il loro lavoro, incessantemente. Non c’era più nulla da fare per quella persona, ma passare ore dentro un reparto in cui le stanze superano i 30 gradi è inaccettabile.

Niente aria condizionata, ma neppure dei ventilatori. Se ne è comprati tre il cittadino, e non è il primo che lo fa. Poi, la morte e il corpo portato all’obitorio. Qui, invece, aria fresca. Paradosso obbligato, legato alla necessità di evitare che la temperatura elevata crei problemi.

Pensando ai 70milioni per la nuova struttura, pensando ai 18 per rimettere in sesto l’ospedale di Amandola, ai milioni investiti tra le case di cura di Sant’Elpidio e Montegiorgio, forse centomila euro per un sistema di condizionamento o la metà per dotare le stanze di ventilatori sarebbero il minimo per garantire ai vivi quello che si deve ai defunti.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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