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Editoriali

C'era una volta Palmiro Togliatti

Raffaele auricolari

C'è una grande differenza tra il passato e il presente della sinistra. Quanto accaduto nelle ultime 36 ore a Fermo non può passare sotto silenzio. C’è chi crede di avere in mano la verità, chi crede di essere l'unico deputato a dire cosa è giusto e cosa è sbagliato, chi crede che la scelta migliore sia la sua e lo sia per tutti. Peccato che di Migliore nella storia della sinistra ce ne sia stato solo uno e si chiamava Palmiro Togliatti. Dovrebbero ristudiare quella pagina di storia molti esponenti della sinistra fermana e ricordarsi cosa decise di fare Togliatti dopo l'attentato subito.

Il Migliore capì che per il bene collettivo la soluzione non era quella di attaccare e alzare barriere ma era quella di partire dal basso, puntando sulla formazione di una cultura diversa. Invece la sinistra fermana ha fatto una scelta diversa dopo la morte di Emmanuel scaturita dopo un insulto razzista. La sinistra voleva un nemico e l’ha fatto crescere. Ma forse oltre che la storia a tutti farebbe bene rileggersi Jung e studiarsi il suo concetto di ombra. Che può essere personale o collettiva. Una parte del nostro inconscio che crea, spesso senza neppure che ce ne accorgiamo, qualcosa che è necessario per la nostra esistenza. Qualcosa che deve essere negativo in modo da poter far emergere l’aspetto positivo.

L’esistenza del nemico come ragione del proprio essere. Un classico che ritorna, soprattutto in chi non sa guardarsi dentro. “Ognuno di noi è inseguito da un’ombra e meno questa è integrata nella vita conscia dell’individuo, tanto più è nera e densa” diceva Jung. Ma è più facile dire che le ombre ce le hanno solo gli altri. È più facile alzare il livello di scontro e spargere odio. Togliatti scelse di lavorare per migliorare il collettivo, la sinistra fermana sceglie di attaccare quello che ritiene nemico perché la pensa diversamente da loro, non certo dai valori di cui parlano.

Se oggi ci sono ragazzini che su facebook mettono foto con il braccio alzato, tanto lo si deve a questa ricerca dei fronti contrapposti. Quando invece sarebbe bastato parlare, confrontarsi, educare. Non lo si fa con un cartello, non lo si fa generalizzando. È questa l’ipocrisia, non quella di chi scrive che un territorio ha bisogno di altro per combattere il razzismo che di un semplice cartello che scatena le tifoserie e non serve a educare. Ma questo lo pensava il Migliore, non quelli che si sentono migliori di altri.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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