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Editoriali

Tutti ciclisti, ma i problemi restano

raffondinocolori

* La morte di Scarponi, il campione della porta accanto, quello che ognuno sogna di poter diventare perché alla fine si era formato salendo e scendendo dalle colline marchigiane, che poi diventano montagne, ha riaperto un grande tema: il rapporto tra ciclisti e automobilisti.

Facile, purtroppo, parlarne dopo una tragedia, più complicato affrontare il tema in maniera lucida. Perché in meno di 24 ore dal Ministro al politico di turno, tutti hanno detto che risolveranno il problema, come se bastasse l’omicidio stradale. Il tema è più complesso. Lo dimostra, ad esempio, quello che è accaduto a Porto san Giorgio che ha un lungomare bello quanto insicuro perché stretto, a doppio senso e con auto parcheggiate. Il Comune installa dei dossi, di quelli morbidi, non di plastica che diventano uno scalino, per far rallentare le auto. E chi protesta? I ciclisti e gli organizzatori delle principali gare.

Difficile garantire la sicurezza comune se ognuno cerca il proprio vantaggio. Difficile garantire la sicurezza al ciclista se sulla statale Adriatica corre con altri 20 piazzandosi in fila per quattro. Difficile, perché poi l’automobilista frettoloso finisce per tentare il sorpasso e accade, è cronaca settimanale, che con lo specchietto tocca l’atleta che finisce a terra, per fortuna riportando solo delle lesioni.

E allora? Da ieri mattina, dopo il terribile schianto che ci ha tolto un modello di sport, tutti sono diventati pro ciclisti, dimenticando gli insulti che hanno speso fino a poche ore prima. Il legislatore, impegnato a inventarsi un sistema per dire che la strada è di tutti, sai che novità, forse potrebbe impegnarsi per una politica attiva di mobilità dolce. Favorendo davvero le piste ciclabili senza perdersi in promesse.

Tra un ponte che crolla e uno da controllare, ora siamo alla fobia da crepa, magari costruirne un paio per unire lungomare diversi creando alternative ai ciclisti sarebbe un inizio. Poi, per quel che riguarda le amate salite su cui sono cresciuti Pantani e Scarponi, oggi in tandem a pedalare tra le nuvole, c’è poco da fare: più senso civico e meno velocità. Per entrambi, certo, ma chi sta dentro un’auto non deve mai dimenticare che l’altro è su due ruote, protetto solo dalla propria pelle. E spesso non basta.

 * direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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