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Editoriali

Lacune, problemi e omissioni della non ricostruzione

raffondinocolori

 Ci sono problemi e lacune evidenti, ma c’è anche la realtà. Due piani che è difficile tenere separati quando si affrontano tragedie come quella del terremoto.

I problemi e le lacune riguardano la ricostruzione mai partita. Perché le Marche non sono di fronte a un rallentamento o stallo, ma sono in blocco. Un po’ come la caldaia quando parte e la fiamma si alza per poi improvvisamente fermarsi. Il problema ulteriore è che non è chiaro chi sappia quale bottone spingere per ripartire. Forse lo sanno i sindaci, che vedono ogni momento davanti a loro i problemi e senza neppure riflettere pensano già a una soluzione. Ci sono voluti sei mesi, ma finalmente lo ha compreso anche il commissario Vasco Errani. E il potere ‘sembra’ tornare a chi tra le macerie non ci vuole stare.

La realtà è però un’altra: qui non siamo in Emilia Romagna, terra di pianura, e neppure a L’Aquila, conca piatta tra i monti. Quando si gira per i paesi devastati si vedono montagne e pendii, si vedono cumuli di macerie e non si vedono zone piatte pronte ad accoglierle. Giustificazione? No, fotografia di una realtà che è stata affrontata con gli stessi criteri del passato sottovalutando la differenza.

Sei mesi dopo, chi decide, chi ha il potere di spingere il bottone che riattiva la caldaia, lo ha capito. Ma ancora non ha spinto il tasto rosso. Perché vince sempre la paura che qualcuno possa approfittare della ricostruzione. Quando invece gli unici che stanno approfittando della situazione sono i critici, quelli che guardano da fuori e sentenziano animando scontri tra disperati.

I sindaci l’hanno capito e stanno smettendo di fare sparate contro il singolo soggetto o partito. Ma soprattutto stanno provando a fare rete. Che sia per il turismo, vedi 17 comuni fermani, o per la ricostruzione, aree in comune per paesi differenti. Quello che però manca è la progettazione unica che parta dalle scuole, insensato immaginarle in ogni paese, e prosegue con le fabbriche, dopo Della Valle nessuno si è fatto avanti nonostante i possibili sgravi. E questo anche perché il Governo ha paura di dare troppo, sgravi o area di crisi, non capendo che non siamo in Emilia e che quindi spostandosi di 30 chilometri tra i Sibillini si perde un’ora e non dieci minuti. E quindi chi può non si sposta, ma se ne va.

Problemi e realtà di una ricostruzione che sta fiaccando la gente ancora più del terremoto, perché le scosse passano, mentre la rinascita non arriva. 

 * direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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