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Editoriali

Scarpe, il Paradiso (non) può attendere

raffondinocolori

*  Forse non è chiaro: se non riparte il settore calzaturiero, il Fermano è destinato a un lento declino. Il motivo è semplice. Il core business del territorio è legato alle scarpe. Lo è da un punto di vista di ricavi, ma lo è soprattutto da un punto di vista di posti di lavoro.

E allora, ecco che la scelta del nuovo Micam di affidarsi alla Divina Commedia non può lasciare indifferenti gli osservatori. Dante nella sua opera ripercorre il lento cammino di Virgilio che dall’Inferno, lussurioso e pieno di interessanti incontri, passa per il Purgatorio, che è la cantica più complessa, prima di arrivare al Paradiso. Tre step, lunghi, lui ci ha messo centinaia di pagine, che la presidente deli calzaturieri immagina sviluppati in un paio d’anni.

Insomma, tra tante parole una certezza: il paradiso può attendere. I segnali di ripresa questa volta a Milano ci sono stati. Erano innegabili, perché davanti agli occhi di tutti. C’erano i russi, c’erano i giapponesi, c’erano i grandi americani. Ma non c’erano gli italiani.

Agli incontri si continua a parlare delle stesse cose da anni, come il commercio elettronico. Si dimentica che in America la scarpa è l’oggetto più comprato online. Ma ancora, girando sui siti delle aziende, per chi ce l’ha, ci si trova di fronte a pagine ferme, a vetrine impolverate. L’altro refrain è la ricerca dei nuovi mercati. Dice bene il direttore Cancellara (leggi). L’associazione non trova mercati, aiuta i calzaturieri ad arrivarci. Il business lo costruisce l’azienda, il prodotto.

Fantasia, poca, tra gli stand. E anche la ricerca spasmodica della sneakers sembra in calo. Come sempre, la moda ha le sue regole. Non tutti possono fare tutto e soprattutto c’è un momento per farlo. Premiata l’ha capito e ha vinto, chi sta tentando ora la sfida con lo sportivo elegante si sta facendo male.

“Ma si riprende la scarpa classica” assicura il presidente degli industriali di Fermo Melchiorri. Ma non lo dice per far sognare un distretto che quello sa fare, ma parla con gli ordini. Quelli che ormai sono documentati e documentabili, perché il buyer conta anche il numero di laccetti prima di comprare.

Ecco, questo è l’inferno dei calzaturieri. Un inferno bello, “molte imprese vanno bene”, ma in salita e privo di fantasia. La Pilotti lo ha reso glamour, ma servono enormi risorse per non lasciare il padiglione 1 il solo abbellito, in attesa di illuminarlo con i raggi di sole del Paradiso. Ma serve di più. Serve un urlo, di quelli che non si fermano mai: “Abbassate il costo del lavoro, se no la manifattura, l’artigianato che vive di manodopera è destinata a lasciare l’Italia”. L’urlo deve essere costante, usando tuti i canali, dai grandi quotidiani alle tv, dalle manifestazioni - ma i calzaturieri che non prendono un pulmino insieme per andare in fiera possono ritrovarsi a Roma davanti al Parlamento con mastice e colla in mano? - alle analisi economiche affidate a chi capisce.

Perché è vero che il paradiso può attendere, ma ci sono molte imprese che potrebbero non arrivare neppure al purgatorio.

 * direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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