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Editoriali

Sos Provincia, il sistema emergenza è stato azzoppato

raffondinocolori

Con le strade che tornano libere, la neve che inizia a sciogliersi, le scosse che si riducono, tornano anche le parole. Quelle del popolo che critica, quelle del politico che si difende, quelle del volontario che le risparmia perché affaticato.

Ha funzionato il sistema? Possibile che ci si ritrovi con due metri di neve prima che arrivino i rinforzi da fuori Regione? Cosa è mancato oppure tutto è andato come doveva? Una cosa è certa, la Protezione Civile sotto l’era Renzi ha subito tagli e riduzione di compiti con tanto di cogestione, Curcio ed Errani, del lavoro nel post terremoto.

A cascata questo ha comportato una serie di mancanze che poi, durante le emergenze, emergono finendo per incrinare l’immagine di chi, invece, dà anima e corpo in ogni intervento. Per cancellare l’era Bertolaso, la prima mossa è stata il taglio dei fondi, poi una riduzione dei compiti, con accentramento a livello ministeriale. A seguire è arrivata la ‘non riforma’ di Graziano Del Rio che voleva eliminare le Province, strozzandole economicamente, con conseguente passaggio di funzioni alle Regioni. Tra queste anche la Protezione Civile.

Ora ci si trova con un sistema che aveva la sua forza nella capillarità dei Comuni coordinati dalla Provincia e che invece finisce nelle mani di chi nulla sa della morfologia, dei problemi e delle potenzialità del territorio. Ecco che una nevicata diventa un problema. Mezzi vetusti, pochi cantonieri nei comuni, volontari che aspettano un segnale e una Regione Marche che nel giro di due anni ha cambiato tre capi della Protezione Civile una volta perso Oreficini.

Chi comanda nell’emergenza? Paradossali le telefonate ricevute dai sindaci da uffici della Regione Marche che chiedevano lumi sulle frazioni, sul dove si trovassero e via dicendo. Paradossale che carovane di aiuti spedite da generose Regioni limitrofe si siano trovate bloccate in mezzo ai boschi perché nessuno in piena notte dava le giuste indicazioni. Paradossale, ma accaduto, perché chi comanda, magari preso e messo alla Protezione Civile dalla Regione perché ereditato da qualche Provincia, non conosce il terreno.

Ora, tutto questo dovrà per forza cambiare. La Provincia deve tornare al suo compito originale, che è il coordinamento degli enti locali. Che così non potranno più dire “ci hanno lasciati soli” e dovranno assumersi le proprie responsabilità. Cominciando dal redigere piani d’emergenza completi e organizzando gruppi di protezione civile interni (ad esempio, Montefalcone era preparato?), che devono essere formati.

Questo significa niente sagre, ma più corsi e prove. Quello che si fa a Fermo, comune capoluogo che pur non avendo voce in capitolo in questi giorni di emergenza è diventato il faro grazie proprio al suo gruppo di Protezione Civile che potrebbe far crescere una Provincia che andrà per forza rinvigorita e arricchita. Il problema è che la Protezione Civile non vive solo durante le emergenze. Ma per tenerla oliata servono risorse e chiarezza. Quanto di più lontano dalla politica.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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