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Editoriali

Aiutateci a scacciare il Leopardi che è in noi

raffondinosorriso

Siamo nati per raccontare il bello di una zona economicamente importante, distretto calzaturiero e agroalimentare, oltre a quello meccanico che si sviluppa a cavallo tra Fermano e Piceno, e bella paesaggisticamente.

* La Toscana sarà anche inflazionata, ma è sempre al centro dei desideri di mezzo mondo. Poi, ci sono Venezia, Roma, la meravigliosa e caotica capitale, per non parlare di Firenze, anche se essere inghiottiti mentre si passeggia verso il Ponte vecchio non stimola molti. E le Marche? I Monti Azzurri, la baia di Portonovo, il lungomare con le palme di San Benedetto, i torricini di Urbino, le cisterne romane di Fermo? Ci sono anche quelle, ma stanno dietro un pertugio e si fanno guardare. “Sindrome di Leopardi” la definiscono i colti, a cominciare dal filoso fermano doc Cesare Catà.

Una immagine che calza a pennello a questa piccola provincia incapace di raccontarsi a più livelli. Quando come quotidiano online siamo nati, dopo una fortunata ma troppo breve parentesi cartacea mensile, avevamo un sogno: raccontare il bello di una zona economicamente importante, distretto calzaturiero e agroalimentare, oltre a quello meccanico che si sviluppa a cavallo tra Fermano e Piceno, e bella paesaggisticamente.

Non solo chiusure di aziende, incidenti, problemi strutturali e carenze, volevamo e cercavamo di dare un senso a una terra che era diventata provincia per meriti e non per pressioni politiche. Ma non è facile. Ha ragione Catà a ribadirlo anche al tavolo della Giornata dell’Economica, con chi con i numeri ci mangia ogni giorno: “Non sappiamo comunicare la nostra identità. Siamo restii di dire quello che sappiamo fare. Abbiamo una infinita potenzialità senza averlo mai detto a nessuno. C’è un 80% di territorio sommerso, perché mai lo abbiamo raccontato e reso pubblico”.

Del resto, Leopardi parlava ‘a Silvia’ non ‘con Silvia’. E quindi, aiutateci a raccontare il bello che c’è. Perché dietro il bello, molto spesso, ci sono notizie. E se ci sono notizie, c’è la ragione di scrivere del giornalista. E se c’è il giornalista, c’è la comunicazione. E se c’è la comunicazione, c’è quello che piace tanto agli esperti di marketing: lo story telling.

Essere bravi e non dirlo a nessuno è a prima colpa di un territorio che come simbolo non ha uno struzzo, testa sotto terra e attesa del futuro, ma un criceto in gabbia: produce ma nessuno lo sa. Liberatevi, raccontatevi e, per una volta, aiutateci a raccontarvi (mail, social, telefono). Senza dimenticare che poi, quello che non va, continueremo a scriverlo.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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