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Editoriali

Il bene contro il male

raffondinosorriso

Il bombarolo fino a oggi ha ottenuto di far parlare ancora di più della Chiesa, con la c maiuscola, che prova a contrastare il male dell’indifferenza, del razzismo.

* Banale, forse, ma reale. Il sunto di quello che sta accadendo a Fermo, con un Unabomber ‘made in fermano’, sta in queste cinque parole: il bene contro il male.

Quattro bombe con un solo filo conduttore: la Chiesa. E con la Chiesa i preti. E con i preti la loro attività, che va ben oltre le preghiere e i rosari. Bombe contro la Caritas, bombe contro l’accoglienza ai profughi, bombe contro il banco solidale. Bombe contro chi fa del bene.

Una escalation che fa pensare a una regia ben organizzata. Per ottenere cosa? Quella che non si comprende è la strategia. Perché le bombe non impauriscono i preti, protetti dalla loro fede e dalle forze dell’ordine. Non fa cambiare idea alla gente, di certo non a quella che abita vicino, anche se reazioni con il classico ‘ci sono troppi immigrati’ non sono mancate. Non modifica le abitudini: da don Orazio a don Sebastiano, i primi due colpiti, da don Vinicio a don Luigi, non c’è uno dei quattro che abbia fatto un passo indietro.

Il bombarolo ha solo ottenuto di far parlare ancora di più della Chiesa, con la c maiuscola, che prova a contrastare il male dell’indifferenza, dell’avidità, del razzismo. Resta il fatto che quattro bombe sono troppe. Perché se i tempi di esplosione dimostrano la mancanza di volontà di fare male, di ferire, il ripetersi porta a una mente lucida e calcolatrice. Una mente che ha armato l’ennesima bomba, ma che ha sbagliato qualcosa. Rischiando questa volta di fare davvero del male. Come capita dopo capodanno quando restano petardi inesplosi e qualcuno ci mette la mano inconsapevole.

Va fermato. Ci lavorano gli inquirenti. Indagano i carabinieri, vigila e coordina la Procura guidata da Seccia. E da oggi anche il nuovo prefetto Di Lullo. Che incontrando il vescovo Conti, che ha scelto il silenzio fin dall'inizio dell'azione di Unabomber, si è trovata di fronte al primo grande problema di sicurezza da affrontare. Perché la fede supera tutto, ma ancora non può fermare gli ordigni.

* Raffaele Vitali, direttore www.laprovinciadifermo.com  - @raffaelevtiali - raffaele.vitali@laprovinciadifermo.com 

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