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Editoriali

2016-2018: il sisma dell'indifferenza

RAFserio

* Due anni sono passati dal secondo violento terremoto che nel 2016 colpì il centro Italia. Quello del 26 ottobre è stato il terremoto delle Marche, considerando che ad agosto era stato il Lazio l’epicentro del sisma.

Due anni sono passati e c’è una sola grande protagonista: l’indifferenza. Che si può declinare in tanti modi. Si parte dall’indifferenza mediatica, con le testate nazionali che hanno completamente dimenticato migliaia di cittadini rimasti senza casa, decine e decine di paesi cancellati dalle mappe o quantomeno resi inabitabili. Un silenzio che ha facilitato l’indifferenza della politica che dopo il bailamme dei primi mesi ha abilmente acceso i fari su altri problemi: una volta l’immigrazione, un’altra Ischia, poi Genova e perché no i vaccini. Tutti argomenti di peso che ‘giustificano’ la mancanza di attenzione a una terra che invece sta lentamente morendo.

E senza attenzione mediatica, arriva l’indifferenza delle persone. A cominciare da quelle che vivono vicino ai paesi colpiti dal sisma che dopo due anni iniziano a guardare con sospetto gli sfollati che vivono negli alberghi. Dimenticando che non è una scelta, ma il frutto del nulla prodotto in termini di ricostruzione. Progetti fermi, progetti pensati e mai avviati, progetti però spesso presentati in pompa magna. Se dopo due anni ci sono ancora macerie dentro la basilica di Norcia, assunta a simbolo della ferita dell’Italia, difficile stupirsi che sia sommersa di case semicrollate Montegallo o che esistano ancora zone rosse nel Fermano.

Indifferenza che non è mai diventata rabbia. Quasi incredibile come il nulla prodotto, tolta l’ottima risposta nell’emergenza iniziale, non abbia avuto conseguenze sociali. Ma questo perché i sindaci di questa terra il loro tempo lo dedicano giorno e notte per aiutare i propri paesi e i residenti di questa parte d’Italia sono tremendamente seri e lavoratori, oltre che attaccati a valori e principi che li rendono rispettosi dell’altro anche quando l’unica risposta sarebbe un camion di macerie scaricato davanti alla porta del Parlamento, prima, e della Regione poi.

Tante le ragioni di questo stallo, in primis il castello burocratico costruito sopra le macerie. Tutto è reso complicato, pericoloso e lento. Lo ha detto bene il rettore della Politecnica Sauro Longhi: “A Genova leggi straordinarie, qui con mezza Italia distrutta leggi ordinarie. Non funziona”. E oggi, dopo due anni, a dirlo è anche la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, l’unica che ci ha messo la faccia passeggiando tra i terremotati dell’Umbria: “Alla ricostruzione post sisma occorre che si diano le stesse regole dell'emergenza per un processo di ricostruzione tempestivo”. E chissà che l’indifferenza non venga soppiantata dall’efficienza.

* direttore www.laprovinciadifermo.com - presidente Cronisti Marche - @raffaelevitali - redazione@laprovinciadifermo.com - facebook/raffaelevitali

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