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Editoriali

"Je suis..." ma è meglio se cominciamo da casa nostra

vitali raffaele web3

Il male viene da fuori, è innegabile, ma il terreno fertile lo offre lo stesso Occidente.

* Je suis Charlie. Je suis Bruxelles. Je suis Paris. E via dicendo. Si colorano di nero, rosso e giallo i monumenti, si cambiano i profili su Facebook. Ma poi, leggendo proprio la realtà virtuale del mondo social, ci si rende conto di quanto male si nasconda dietro una parola. Perché in troppi scrivendo Je Suis Bruxelles immaginano un mondo diverso, fatto di barrire, fatto di espulsioni, fatto di respingimenti, fatto di paura. Proprio quella che il funzionario fermano della Commissione Europea avversa e teme. Perché leggendo le sue parole (LEGGI) colpisce il passaggio sulla Bruxelles che si crede multirazziale e che invece ha sacche dimenticate al suo interno.

Il male viene da fuori, è innegabile, ma il terreno fertile lo offre lo stesso Occidente. Che continua a interrogarsi sul perché, senza fare qualcosa per cambiarlo. Le banlieue in Francia sono uno status consolidato, così come certi sobborghi delle città industriali dell’Inghilterra. Note e risapute, ma lasciate nel loro oblio fino a quando non diventano la minaccia che ci spaventa.

E la paura scatena la violenza, la voglia di distruzione, di spazzare via tutto. Quella che, in Italia, e nelle pagine Facebook di tanti fermani, si traduce in odio verso l’immigrato, verso il musulmano, verso il diverso. Eh sì, siamo sempre lì: il diverso. Ma il funzionario europeo usa un’altra immagine: immigrati belgi di seconda e terza generazione. Ovvero, uno di loro, uno di noi, uno che parla fiammingo e magari parlerà napoletano o milanese.

Integrazione, politiche sociali inclusive e non ghettizzanti. Piccoli passi che ogni realtà può fare. Perché anche Fermo vuole proseguire la sua vita multietnica e serena. Ma come insegna Bruxelles i ghetti non servono e così la superficialità di commento. Cambiamo la nostra realtà, cominciamo da Tre Archi e non solo, poi sarà più difficile per il male, che arriva da angoli diversi del mondo, colpirci. Se invece ricominciamo come dopo Je suis Charlie a usare parole violente, avremo già perso. Di nuovo. E perderemo ancora, nonostante l’Europa e la sua idea di aperta democrazia che chi lavora a Bruxelles rappresenta ogni giorno.

* Raffaele Vitali direttore www.laprovinciadifermo.com – presidente Unci Marche

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